7.5
- Band: TRIUMPHER
- Durata: 00:44:43
- Disponibile dal: 06/03/2026
- Etichetta:
- No Remorse Records
Spotify:
Apple Music:
Nessuno sembra poter fermare la macchina da assedio chiamata Triumpher: dopo il clamoroso “Spirit Invictus”, ecco tornare la band greca con il terzo lavoro, dal un titolo che è tutto un programma, “Piercing The Heart Of The World”.
La splendida copertina, che immaginiamo ispirata alla leggenda del Vello d’Oro, è solo un presagio della magnificenza pomposa a cui il quintetto ci ha abituati sin dal debutto: anche per questo disco, si nota un saltino di qualità specialmente dal punto di vista delle orchestrazioni e della produzione, che sin dall’iniziale “Black Blood” esplode nelle nostre orecchie con tutta la sua potenza.
Difficile rimanere impassibili di fronte alla manowariana voce guerriera di Mars Triumph, così come alle chitarre di Christopher Tsakiropoulos e Mario N Peters, anche se la struttura della nuova prova in studio degli ateniesi segue bene o male lo stesso stile dell’album precedente: si parte infatti con un lotto di canzoni devastanti, almeno fino alla ballatona “Ithaca (Return Of The Eternal King)”, ovviamente dedicata all’”Odissea” di Omero, in cui tutti gli elementi sono al loro posto, secondo i canoni del genere, dagli urli più epici agli assoli di basso di Stelios Zoumis, fino alle rullate di batteria devastanti di Agis Tzoukopoulos.
La cosa che apprezziamo di più della band, comunque, è quella di riuscire a suonare sempre diretti e freschi, senza dover ricorrere né al ritornello facile né ad altri espedienti: l’intreccio delle chitarre, che spesso e volentieri aggiungono dei fraseggi staccati dal riff principale, è sempre bellissimo e trova la sua compiutezza nella cadenzata “The Flaming Sword”, mentre la band fa forse un passo un po’ più lungo della gamba con “Erinyes”, dedicata ovviamente alle infernali Erinni, dove il mix di epic e death metal sembra a volte essere un po’ troppo sbilanciato in una direzione o in un’altra.
La suite finale finale “Naus Apidalia”, con i suoi nove minuti di durata, vede il quintetto impegnato con la più classica delle marce heavy metal, con tanto di stacco strumentale e coro rigorosamente cantato in greco, tra cavalcate maideniane e ammiccamenti ad Atlantean Kodex e Manilla Road: tre movimenti che non possono lasciare nessun ascoltatore di metal classico indifferente di fronte a tutto ciò.
Spendiamo ancora due parole per la produzione del disco: sinceramente, siamo ai livelli di un “Invincible Shield” dei Judas Priest. Suona tutto così bene e così a posto, studiato apposta per inchiodarci per tre quarti d’ora all’ascolto delle epiche gesta degli eroi greci, che difficilmente sarà possibile staccarsi dallo stereo: ogni pezzo ha nascosti dei giri di basso o dei colpi di piatto chirurgici di cui vi renderete conto solamente consumando il CD, cosa che vi assicuriamo essere garantita.
C’è poco da dire: se continueranno così, i Triumpher avranno di fronte a loro una carriera gloriosa e potranno essere ricordati come una di quelle band che è riuscita a far suonare il metal classico in modo degno e originale, specialmente in una nicchia ridotta come la nostra.
Nonostante riteniamo l’album una giusta prosecuzione dello spettacolare “Spirit Invictus”, l’abbiamo trovato forse solo un po’ meno eccezionale del precedente, se non altro perché quello godeva dell’effetto novità, ma è innegabile che “Piercing The Heart Of The World” sia un disco che chiunque abbia mai fatto il ‘sign of the hammer‘ una volta nella vita a un concerto deve assolutamente avere a casa.
