5.0
- Band: TRUTH CORRODED
- Durata: 00:49:46
- Disponibile dal: 03/12/2013
- Etichetta:
- AFM Records
- Distributore: Audioglobe
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Quinto album in studio per gli australiani Truth Corroded. Quando ci accingiamo all’ascolto di “The Saviours Slain”, pronti via e, passata la solita inutile traccia introduttiva, veniamo accolti dai primi riff di “They Are Horror”, che ci paiono letteralmente copiati e incollati da almeno un paio di brani di Dark Tranquillity e The Haunted, riarrangiati con un po’ più di groove, ma dalla somiglianza davvero preoccupante. “The Fall Endless” ci pare uscire da un album poco ispirato dei Chimaira e la successiva traccia pare uno scarto dei Misery Index con infarcite alcune aperture melodiche alla Gojira. Non riteniamo che un track by track di un disco mediocre possa interessare a qualcuno: vi basti sapere che proseguendo con l’ascolto ci troviamo alle prese con un miscuglio più o meno casuale degli elementi sopra citati e con un assemblamento di riff che potrà avere anche un senso logico sulla carta ma che, come avrete intuito, non denota nemmeno per sbaglio un minimo di personalità. Francamente, se si trattasse un debut album, avremmo potuto scusare l’ingenuità di una band alle prime armi, ma la cosa preoccupante è che i Truth Corroded hanno appunto ben quattro album alle spalle, il contenuto dei quali, ce ne vogliano scusare i nostri lettori, non crediamo di avere voglia di andare ad esplorare. Sorprendente anche la presenza di Kevin Talley alla batteria (Six Feet Under, Chimaira, Misery Index ecc.) che generalmente milita in band dal livello qualitativo medio alto. E’ pur vero che il lavoro di un turnista è esclusivamente quello di suonare ciò che gli viene ordinato e questo non partecipa certamente alla stesura dei brani, tuttavia forse un minimo di selezione sarebbe opportuno farla. C’è poco altro da aggiungere, purtroppo… “The Saviours Slain” è il classico album ben suonato da un punto di vista strettamente tecnico, con la solita produzione impeccabile, ma dai contenuti di una pochezza disarmante. Nemmeno un pezzo più sperimentale come “Sea Of Flames” riesce nell’intento di sorprenderci, risultando a sua volta una scopiazzatura di ritmiche ed atmosfere alla Isis. Insomma, quasi cinquanta minuti di richiami ad altre band, di riff già suonati, di tempi già sentiti; un lavoro dozzinale, derivativo e con pochissima ispirazione. Come direbbe il noto presentatore: “Avanti un altro”.
