TYRANT – Hereafter

Pubblicato il 16/05/2020 da
voto
7.0
  • Band: TYRANT (USA)
  • Durata: 00:53:35
  • Disponibile dal: 15/05/2020
  • Etichetta: Shadow Kingdom Records
  • Distributore: Audioglobe

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I Tyrant di Pasadena, California, appartengono a quella folta schiera di heavy metal act nati sul finire degli anni ’70, approdati al full-length negli anni ’80 e caduti nel dimenticatoio allo svoltare del decennio, causa l’arcinoto cambiamento dei gusti musicali e un oggettivo inflazionamento del settore. Invero mai stati un nome dal seguito oceanico, hanno realizzato due validi esempi di US metal quali l’esordio “Legions Of The Dead” (1985) e “Too Late To Pray” (1987), classici ‘cult album’ per gli inguaribili nostalgici di quegli anni. La successiva trafila non è una novità; un tentativo di riemergere a metà anni ’90, col terzo disco “King Of Kings” (1996), un rapido inabissamento, quindi l’ampliarsi della nicchia di ascoltatori e di festival di settore, che li porta a partecipare nel 2009 al Keep It True Festival. Negli ultimi dieci ani l’attività non si è interrotta, anche se non ha fatto segnare ulteriori pubblicazioni o un gran numero di date live. Nel 2018 la Shadow Kingdom ha ristampato i primi due album e le cose hanno tornato a farsi serie, fino a questo “Hereafter”, che vede in formazione il membro fondatore Greg May al basso, il chitarrista Rocky Rockwell, della partita già dal 1980, il batterista Ronnie Wallace, dentro dal 2010. È alla voce che abbiamo il dettaglio di rilievo, ovvero la presenza di una delle voci più iconiche nell’intera storia del doom, quella di Robert Lowe. Il singer di Solitude Aeturnus ed ex vocalist dei Candlemass va ovviamente ad accentrare le attenzioni di tutti coloro che non siano scafati fan dei Tyrant.
Data l’impronta che la sua voce possiede, logico anche che essa vada a caratterizzare e orientare quanto proposto in “Hereafter”. Stiamo parlando di un ampio campionario di sonorità legate al metal classico, che spaziano da uptempo riecheggianti il tipico power metal americano, epici cadenzati rifulgenti gloria e sangue e, ovviamente, un congruo carico di doom e ombrosità sinistre, ciò per cui Lowe è giustamente rinomato. La produzione di Bill Metoyer dà una spinta e una corposità non da poco all’intera tracklist, che non ha affatto le sembianze dell’operazione nostalgia e affronta schemi e tematiche consolidate con piglio energico e relativa freschezza. Lowe si cala nella parte di indemoniato Caronte con l’efficacia che l’ha accompagnato quando è passato dalla sua band principale all’arduo compito di sostituire Messiah Marcolin nei Candlemass e, nonostante il materiale non sia di pari livello di quello dei maestri svedesi o dei Solitude Aeturnus, il risultato finale è tutt’altro che disprezzabile. La colata di acciaio incandescente di “Dancing Of Graves” è ad esempio un’opener coi fiocchi, delineata da un riffing roboante e carico di feeling e trascinata dai vocalizzi altisonanti di Lowe, cui va aggiunto un assolo centrale di quelli che non si dimenticano in fretta. Già con “The Darkness Comes” entriamo nei tipici registri di Lowe, per un midtempo quadrato, ibridante la muscolarità tipica della classe media dell’heavy metal americano e la sacralità vibrante infusa naturalmente dall’ugola dell’ex Candlemass. L’accensione della fiamma del doom l’abbiamo platealmente in “Fire Burns”, anche se il lavoro di chitarre mostra sempre uno spessore e una tensione che non si allontanano troppo dal metal classico propriamente detto.
L’energia e la ricchezza chitarristica sono, assieme al reparto vocale, i fiori all’occhiello di “Hereafter”, invece carente a tratti quanto a dinamismo e senso della misura, intesa come l’incapacità (relativa) di far durare una sezione quanto dovrebbe e non allungarla eccessivamente. Ciò non toglie che le atmosfere nebbiose, tormentate di canzoni come la titletrack, “Until The Day”, “Bucolic” sappiano far palpitare i maniaci del doom e del power statunitense. Il pezzo che dà il titolo all’album è quello che meglio sintetizza le qualità dei Tyrant odierni; maligni, eleganti, heavy come trent’anni e rotti fa senza piegarsi ad alcun modernismo, capaci di aggiornarsi e di inserire un pezzo da novanta come Lowe senza snaturarsi, dando anzi nuovo vigore alla propria musica. “Hereafter” è quindi un comeback di valore, che smussato di qualche lungaggine qua e là avrebbe potuto essere perfino più entusiasmante. La tirannia continua!

TRACKLIST

  1. Tyrant's Revelation
  2. Dancing on Graves
  3. The Darkness Comes
  4. Fire Burns
  5. Hereafter
  6. Pieces of Mine
  7. Until the Day
  8. When the Sky Falls
  9. Bucolic
  10. Beacon the Light
  11. From the Tower
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