UADA – Cult of a Dying Sun

Pubblicato il 29/05/2018 da
voto
7.5
  • Band: UADA
  • Durata: 00:55:51
  • Disponibile dal: 25/05/2018
  • Etichetta: Eisenwald Tonschmiede
  • Distributore: Audioglobe

Da molti visti come la prossima ‘next big thing’ del black metal americano, destinata a ripetere i fasti di Inquisition e Wolves in the Throne Room, gli Uada confezionano un secondo disco che saprà dire parecchio sul loro futuro. Due anni sono trascorsi dal fortunato esordio “Devoid of Light“, né più né meno che un’accurata copia carbone dello stile di Dissection e Mgla, e nel frattempo non si può certo dire che la band di Portland abbia stravolto i propri punti di riferimento, guardando nuovamente agli autori dei capolavori “Exercises in Futility” e “Storm of the Light’s Bane” con una tenacia ai limiti del fanatismo. Insomma, è la natura stessa del nuovo “Cult of a Dying Sun” a non lasciare spazio a sfumature in sede di giudizio; liquidarlo come un mero tentativo di cavalcare il ‘trend’ underground del momento (estetica da incappucciati inclusa) o lasciarsi andare alla musica senza badare troppo ai suoi presupposti sembrano essere le uniche soluzioni possibili, consolidando la nomea di gruppo controverso del quartetto. Fatta questa doverosa premessa, chi scrive si schiera nella seconda categoria di pubblico, in virtù di un songwriting paraculo e derivativo quanto si vuole, ma altrettanto efficace e curato, perennemente sospeso tra rabbia ferale e atmosfere arcaiche non poi così distanti da quelle della cosiddetta scena ‘cascadian’. Il suono della tracklist è avvolgente, ripetitivo, incentrato su giri di chitarra ipnotici, continui giochi di piatti da parte della batteria e su melodie passionali che si insinuano sottopelle in un’escalation dai toni quasi euforici, con lo screaming di Jake Superchi a caratterizzare ogni brano grazie alla sua spiccata espressività. Unica differenza rispetto al passato, oltre al forte irrobustimento del minutaggio, è la presenza di un paio di inserti pianistici e di qualche aria più macabra del solito, ma – come sarà facile intuire – ciò non stravolge minimamente le coordinate stilistiche del platter. “Cult…” va semplicemente preso per quello che è: un’opera che si inserisce in un filone precisissimo e che da lì non si muove, scandita da episodi comunque sopra la media (“The Purging Fire”, “Snakes & Vultures” e la titletrack su tutti) con cui rendere meno traumatica l’attesa per il ritorno di M. e Darkside. Coinvolgenti e formalmente inattaccabili, ma dalla prossima release sarà lecito aspettarsi un filo di personalità in più.

TRACKLIST

  1. The Purging Fire
  2. Snakes & Vultures
  3. Cult Of A Dying Sun
  4. The Wanderer
  5. Blood Sand Ash
  6. Sphere (Imprisonment)
  7. Mirrors
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