UNAUSSPRECHLICHEN KULTEN – Teufelsbücher

Pubblicato il 19/11/2019 da
voto
7.5
  • Band: UNAUSSPRECHLICHEN KULTEN
  • Durata: 00:42:37
  • Disponibile dal: 18/10/2019
  • Etichetta: Iron Bonehead Prod.
  • Distributore:

Questa volta non possiamo esclamare un: “Perbacco, ma sono proprio loro?”. Eravamo preparati, l’effetto sorpresa d’altronde i Unaussprechlichen Kulten se l’erano giocato nel precedente “Keziah Lilith Medea (Chapter X)”, opera che ribaltava quei concetti di grezza brutalità bastarda che il gruppo aveva vomitato addosso nelle prime pubblicazioni. Da una forma avara di orpelli e olezzante truci miasmi, i ruvidi cileni si erano portati a un death metal sì ancor massacrante e truculento, tuttavia arricchito, attraverso progressioni e (abbondanti) virtuosismi, di velature atmosferiche inattese, arieggiate digressioni orrorifiche ed escursioni nel black metal più enfatico. Una band, quindi, che tutto d’un tratto era uscita dalla porcilaia per fare il suo ingresso a corte, dopo opportuno quanto necessario cambio d’abito. Con “Teufelsbücher” (Libro del Diavolo) gli Unaussprechlichen Kulten rafforzano quest’immagine di fini intenditori del death metal più ferale, rinfrancati dai buoni riscontri di “Keziah Lilith Medea (Chapter X)” e sempre più sicuri nelle esibizioni di rigogliosa esuberanza chitarristica.
Il gruppo appare come separato in due metà, tanto agli opposti quanto dialoganti in sintonia. Da una parte, i pattern di grana grossa della batteria e il growl rustico di Joseph Curwen, sintomi di un’aderenza pressoché totale a quell’idea di musica luciferina e bestiale che “People Of The Monolith” e “Baphomet Pan Shub-Niggurath” avevano emanato nella loro succinta e lurida durata; dall’altro, la pulizia esecutiva, la tecnica di prim’ordine, i passaggi a effetto e musicalmente di senso compiuto di chitarre e basso, che rimandano tanto al techno death novantiano, quanto al chitarrismo neoclassico dei migliori guitar hero o addirittura agli sfoghi esteticamente abbaglianti delle giovani generazioni di extreme metaller. Un connubio che appare stridente a parole, mentre nella realtà conduce a un equilibrio stupefacente e mette d’accordo un po’ tutti, da chi dal death metal esige impatto deflagrante e un certo qual grado di oscena perversione, a coloro che senza sfarzi strumentali e piccoli trabocchetti da comprendere e digerire con calma a un album simile manco si accostano.
Il songwriting, date le premesse, prende la via di brani lunghi e tortuosi, inclini prima a complicarsi, quindi a sciogliersi in mattanze trascinanti, intervallate da solismi torrenziali e innalzate a vette di grandeur infernale persino superiori a quelle di “Keziah…”. Quello che inizialmente può sembrare un semplice consolidamento di quanto espresso due anni orsono, lasciato maturare si palesa come un importante balzo in avanti in termini di evoluzione sonora. Le distanze coi leader di settore sono state ampiamente accorciate, un brano arioso, torrido e scenografico come “Necromancy And Torment”, opulenta traccia di chiusura di“Teufelsbücher”, non lo si scrive per caso e trasuda quella malsana magnificenza che solo i migliori condottieri sanno interpretare con gusto e autorevolezza. Ormai, con Unaussprechlichen Kulten, si va sul sicuro. Disco della consacrazione.

TRACKLIST

  1. The Evil Out of Control
  2. Keziah Lilith Medea
  3. Cranquiluria
  4. A Search and an Evocation
  5. Flapping Membraneous Wings
  6. Necromancy and Torment
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