7.5
- Band: UNCHOSEN ONES
- Durata: 00:43:54
- Disponibile dal: 13/02/2026
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“Divine Power Flowing”, secondo disco degli spagnoli Unchosen Ones, è davvero una discreta bombetta: a dispetto della carriera ancora breve (il debutto risale infatti solo al 2023), questo lavoro si configura già come un album piuttosto maturo e personale, mostrando fin da subito una varietà stilistica e una chiarezza di intenti che fanno ben sperare per il futuro.
Presentato nelle note promozionali come un disco power metal con forti influssi heavy, “Divine Power Flowing” si rivela già dopo pochi ascolti molto più ricco e sfaccettato di quanto suggerito dalla semplice etichetta di genere. Alla base power si aggiungono infatti un marcato afflato epico, leggere sfumature progressive e una forte attenzione alla costruzione di melodie efficaci; elementi che portano spesso la band ad avvicinarsi a modelli come Kamelot o Firewind più che ai più canonici Helloween o Gamma Ray.
Se l’iniziale “Idols & Kings”, dopo una breve intro chitarristica, dimostra subito di saper giocare con le declinazioni più veloci e teutoniche del power metal, già con il secondo brano “The Void” il linguaggio si amplia sensibilmente: i tempi rallentano, tastiere e orchestrazioni assumono un ruolo strutturale e non più di semplice accompagnamento, mentre la voce di Javier Calderon guadagna in espressività e calore. Il risultato è un brano dalla forte carica emotiva, capace di lasciare un’impronta più profonda fin dai primi ascolti.
La direzione intrapresa si conferma con il terzo episodio, “Cursed Without a Cause”, che alza ulteriormente l’asticella qualitativa. L’influenza dei connazionali Dark Moor, già percepibile in precedenza, emerge qui in modo più marcato, sostenuta da un ritornello efficace e da un avvolgente tappeto di tastiere che accompagna le comunque essenziali chitarre di Fran Romero.
La velocità e i richiami al power più classico tornano a farsi sentire lungo l’ascolto — “Caught By The Wind” ne è un esempio evidente con il suo incedere in doppia cassa — ma ciò che colpisce maggiormente sono le contaminazioni stilistiche inserite con naturalezza nel sound della band. Spiccano, in proposito, le raffinate soluzioni solistiche di “Synthetic Wave Horizon”, le incursioni nell’heavy più tradizionale di “Whirlgig Saw” (davvero gustoso il riff introduttivo) e la spinta epica dei due brani che rappresentano probabilmente i momenti migliori del lotto: la title-track “Divine Power Flowing” e la conclusiva “Death and Deliverance”, piccolo gioiello di heavy melodico in cui convergono perizia strumentale e gusto per la melodia.
L’album ha una durata relativamente contenuta e lascia quasi la sensazione di terminare troppo presto, ma nel complesso offre più di quanto ci si potrebbe aspettare. Il ventaglio di soluzioni adottate, la coerenza con cui vengono sviluppate e la cura evidente nella produzione e negli arrangiamenti conferiscono al lavoro una varietà e una profondità che non possiamo fare a meno di applaudire.
“Divine Power Flowing” è a tutti gli effetti un disco maturo, capace di parlare a ascoltatori provenienti da diversi ambiti del metal e di gestire con equilibrio gli input tra power, prog, heavy e melodic metal; un equilibrio ovviamente ancora perfezionabile, ma già convincente nella maggior parte dei suoi passaggi.
Proprio in virtù di questa riuscita sintesi stilistica, non possiamo che consigliarne l’ascolto.
