UNCONVENTIONAL DISRUPTION – Flood To Euthanasia

Pubblicato il 10/08/2013 da
voto
7.0

Attivi da diversi anni sulle scene underground del capoluogo lombardo, i milanesi Unconventional Disruption arrivano ora al traguardo del primo disco sulla lunga distanza grazie al sostegno della piccola ma incredibilmente attenta Memorial Records, etichetta che in pochi mesi di vita ha già messo a segno un colpo da novanta quale il portentoso “Songs Of Faint And Distortion” degli Psychofagist. “Flood To Euthanasia” – questo il titolo del loro debut album – è quello che si dice un riuscito esempio di death-core di ultima generazione, un disco in cui la materia prima viene continuamente presa di mira da prepotenti influssi meshugghiani e il mood generale riporta alla mente immagini di un annichilente futuro post-apocalittico, fra cieli plumbei e gigantesche metropoli popolate da esseri metà uomo e metà macchina, raccapriccianti collage di carne, ossa e circuiti senza sentimento. Ergo, non aspettatevi ritornelli orecchiabili, divagazioni “djent” o amenità simili: i Nostri, più che alle tante realtà modaiole che infestano il mercato, guardano con insistenza alla frangia più massiccia e concreta di questo sottogenere, facendo propria la lezione impartita da Despised Icon e Whitechapel (periodo “A New Era Of Corruption”) per erigere una tracklist ultracompatta e dalla tempra adamantina. La formula adottata è la stessa a cui tutti noi siamo stati abituati negli ultimi tempi, fatta di ritmiche dispari e singhiozzate, riff sbilenchi e breakdown pesanti quanto un blocco di cemento sul cranio. Sotto questo punto di vista, niente di nuovo sotto il sole; la preparazione tecnica del gruppo è lampante, così come la cura riposta nel songwriting e nella produzione, asettica senza per questo risultare innocua o esageratamente laccata. La vera forza motrice del gruppo, ad ogni modo, è il vocalist Gory, capace di giostrarsi tra growling, screaming ed una vasta gamma di tonalità intermedie – dal sussurro al parlato psicotico – accrescendo ulteriormente il senso di disagio che lega tutti gli episodi. Il risultato finale viene smorzato soltanto da un paio di passaggi troppo monolitici (vedi il chorus di “Don’t Be Afraid To Kill A Dead Man”) e da qualche soluzione riportata pari pari dai vari “Koloss” ed “obZen”, ma complessivamente – vuoi anche per il minutaggio contenuto – il disco si fa ascoltare senza troppe difficoltà, facendoci appuntare il nome degli Unconventional Disruption nella lista delle realtà emergenti da seguire con discreto interesse. Staremo a vedere quale sarà la loro prossima mossa.

TRACKLIST

  1. Getsemani’s Shadow
  2. Don’t Be Afraid To Kill A Dead Man
  3. Charge Of Hypocrisy
  4. Honour Of Disgust
  5. Insect's Grin
  6. Cerebral Collapse
  7. Deformed Souls
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