7.5
- Band: UNDEATH
- Durata: 00:35:32
- Disponibile dal: 23/10/2020
- Etichetta:
- Prosthetic Records
- Distributore: Audioglobe
Quello degli Undeath, al primo lavoro sulla lunga distanza dopo un paio di demo molto apprezzati nel circuito underground, è un death metal old school ma non troppo, il cui temperamento rifugge buona parte dei riferimenti e dei termini di paragone oggi maggiormente in voga in questo campo. Su “Lesions of a Different Kind” la solita matrice dei primi anni Novanta è senz’altro presente, ma rimane sullo sfondo: il gruppo di Rochester, nello stato di New York, preferisce infatti avvicinarsi ad una proposta leggermente più moderna o comunque meno prevedibile, vicina per eclettismo e rapidità ai Cannibal Corpse di “Kill” e delle opere successive, perlomeno in quei brani in cui il riffing di chitarra si fa più vorticoso e le ritmiche più serrate. Tra le peculiarità degli Undeath vi è in effetti la propensione per uno sviluppo compositivo articolato anche all’interno di episodi dalla durata inferiore ai tre minuti: la band opta sovente per un lavoro di chitarra piuttosto ingegnoso, spesso in grado di porsi a metà strada fra groove e avvitamenti capaci di ispirare curiosità su ciò che avverrà dopo. Nonostante sia ragionevole mettere il terzetto nello stesso filone di Tomb Mold o Hyperdontia, si percepisce insomma uno sforzo concreto per non rifarsi a formule troppo abusate e per differenziarsi nella moltitudine di giovani realtà intente a riscoprire e omaggiare sempre i soliti grandi nomi. Indubbiamente, gli incipit di “Acidic Twilight Visions” e “Lord of the Grave” tradiscono la venerazione che i ragazzi nutrono nei riguardi dei Morbid Angel, ma nel suo insieme il disco vive di vita propria, con brani che possiedono spesso strutture oblique e un’elettricità costante e abrasiva. “Lesions…”, in sostanza, si fa notare perché mette in luce una natura tradizionalista e una più cerebrale, facendo egregio uso di entrambe in una tracklist tutt’altro che prolissa, che sa farsi presto apprezzare per la sua scansione precisa e senza sbavature. Un esordio meno scontato di tanti altri ascoltati negli ultimi tempi, insomma, che ci presenta una band che sta cercando di ritagliarsi una nicchia tutta sua in un panorama ormai vastissimo e spesso tendente alla banalità.
