UNDER THE ASHES – Sacrifices Heaped

Pubblicato il 29/07/2025 da
voto
7.0

Chiusi tra le mura sotterranee dell’underground londinese, gli Under The Ashes – gruppo in cui militano ex e attuali membri di Decomposed, Crom Dubh e Dungeon, tra i tanti – esordiscono con “Sacrifices Heaped”, un lavoro breve e risoluto che rifiuta compromessi per abbracciare, con rigore e cognizione, la tradizione del death-thrash britannico più crudo. Una dichiarazione d’appartenenza, chiara e inequivocabile, a una precisa genealogia sonora, con particolare attenzione per quelle traiettorie che, tra metà anni Ottanta e inizio Novanta, mescolavano furia punk e inclinazioni più metalliche senza eccessiva reverenza per i formalismi.
Il riferimento ai Sacrilege di “Behind the Realms of Madness” non è casuale, e nemmeno troppo sottile. Una parte consistente del disco si sviluppa infatti su territori che ne riprendono l’approccio martellante e lineare, ma anche quella tensione “da confine” che aveva reso i primi lavori della band di Birmingham così distintivi: riff che si inseguono a distanza ravvicinata, un andamento incalzante ma mai davvero caotico, l’assenza deliberata di ogni elemento decorativo. Soprattutto la prima parte del lavoro insiste su queste coordinate, con ogni pezzo che si sviluppa con logica interna serrata, con un senso quasi percussivo della costruzione e una indubbia urgenza nel concatenare le idee.

Quando la band rallenta, emergono poi soluzioni chitarristiche più massicce, costruite su un’idea di groove che rimanda inequivocabilmente ai Benediction. In questi momenti, il suono si fa denso e ignorante, invitando all’headbanging senza mezzi termini. Certo, in alcuni frangenti si percepisce una certa prevedibilità, ma la coerenza del suono e l’intenzione di fondo mantengono saldo l’insieme.
Il passaggio decisivo avviene però nella seconda metà del disco, con “Deus Vult” a fare da spartiacque. Qui il tributo ai Bolt Thrower è palese: l’incedere marziale, la scansione bellica dei riff, l’atmosfera solenne costruita per accumulo più che per contrasto. Ma, al di là del rimando, ciò che colpisce è l’abilità con cui il quartetto riesce a incanalare quel tipo di epicità senza farne una caricatura. I brani successivi proseguono su questa linea maggiormente frastagliata, cercando meno lo scontro diretto e più un movimento a tenaglia, quasi narrativo.

Davanti a queste suggestioni, va detto che l’identità degli Under The Ashes è, per ora, ancora in buona parte costruita attorno ai propri ascolti di riferimento. Ma c’è una salda dignità in questo atteggiamento: non si avverte il bisogno di stupire, né quello di aggiornare forzatamente un linguaggio che la band sente ancora vitale. L’opera funziona perché non pretende più di quanto offre, e lo fa con coerenza.
Con sette brani e una durata inferiore alla mezz’ora, il disco si impone insomma come un biglietto da visita onesto e convincente. Non ha bisogno di spiegarsi o di sorprendere, perché ha già una voce sicura nel modo in cui si ancora a un’eredità precisa. Ed è proprio in questa lucidità che trova la sua forza.

TRACKLIST

  1. Circling Above
  2. Sacrifices Heaped
  3. Flash of Light
  4. Spiralling into Darkness
  5. Deus Vult
  6. Final Hour
  7. Shadows on a Wall
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