7.0
- Band: UNETHICAL DOGMA
- Durata: 00:17:13
- Disponibile dal: 17/01/2026
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Ancora una volta puntuali dopo un anno dal precedente EP, i veneti Unethical Dogma si ripresentano con un nuovo lotto di canzoni – tre, nella fattispecie, più un paio di interludi – che ampliano ancora il concept narrativo esplorato in precedenza. Stavolta, si tratta della ‘versione’ della storia narrata da un personaggio secondario.
Dopo quindi “Dusk” e “Dawn” arriva “The Dark Curtain”, probabilmente a chiudere del tutto la vicenda: tocca al personaggio dell’infermiera a narrare, con il proprio punto di vista, la discesa nella follia in una sola notte del protagonista, scandita ora dopo ora, nei brani pubblicati nei lavori passati.
E’ meritorio che una band underground si dedichi con costanza e dedizione anche all’elaborazione di una linea narrativa legata alla musica e, nei limiti del possibile, colleghi anche le composizioni dando un respiro più cinematografico.
Gli Unethical Dogma stavolta ci offrono un EP di facile assimilazione con un intro di piano, sassofono e voce femminile piacevole e spiazzante che si contrappone ad un outro costruita su elettronica/noise. All’interno di questi confini si muovono tre pezzi di groove metal, ovviamente influenzato dai Meshuggah, ben costruiti ed arrangiati che, stavolta, si lasciano ricordare per le parti di voce femminile più che per le parti più aggressive.
Il buon lavoro dei nostri ci è già noto per i propri punti di forza come il basso distorto in evidenza o la graffiante voce di Giacomo Danesin, ma ciò che alza il livello stavolta sono proprio le parti cantate dalla voce femminile che si inseriscono davvero bene nel contesto complessivo.
La prima parte di “A Perfect Love Story” con il suo duetto di voci pulite – maschile e femminile – che poi esplode in un aggressivo e scandito pezzo metalcore con il basso in evidenza è probabilmente il metro di paragone per la qualità che gli Unethical Dogma riescono a mettere in campo nel 2026: un livello sicuramente alto.
Perciò per quel che ci riguarda è tutto nuovamente riuscito, meno forse la copertina e la rappresentazione grafica del lavoro – che però, a dir la verità, non ci aveva particolarmente colpito nemmeno in passato.
Tirando le somme, questo terzo EP conferma come la band a nostro avviso sia davvero matura per poter aspirare a qualcosa di più e onestamente lo pensavamo anche prima. D’altro canto, siamo al terzo prodotto di breve durata per i nostri, struttura che non ci permette di formulare una valutazione completa, se non ricorrendo anche ai prodotti passati (che, per quanto ne sappiamo, magari non rappresentano più davvero l’identità del gruppo).
Poiché pensiamo che il disco completo rappresenti il banco di prova finale per una band, siamo rimasti abbastanza sorpresi infatti di questa nuova pubblicazione autoprodotta in formato EP: speriamo sia voluta dalla progettualità del gruppo e auguriamo loro presto un full completo, un contratto discografico e dei tour in grado di valorizzarli appieno.
