UNEVEN STRUCTURE – Paragon

Pubblicato il 04/12/2019 da
voto
7.0
  • Band: UNEVEN STRUCTURE
  • Durata: 00:51:20
  • Disponibile dal: 18/10/2019
  • Etichetta: Long Branch Records
  • Distributore: Audioglobe

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La parabola degli Uneven Structure è stata finora abbastanza simile a quella di altri gruppi coevi di medesima derivazione: agli esordi all’insegna di un djent tanto scombussolato e ansiogeno nei ritmi quanto cosparso di melodie accattivanti, è seguita una graduale metamorfosi verso il prog e un incedere controllato e regolare, fino a pervenire a quella sorta di maturità che mette in un angolo la propria focosa essenza giovanile. Una ‘intellettualizzazione’ che li ha condotti verso un pubblico attento alle finezze, ma che non disdegna saltuarie e non casuali digressioni violente, verso ambienti ‘core’ e post-metal. Un prog-djent, insomma, puntato dritto su una certa fascia di audience mediamente giovane e amante dei tecnicismi come di un taglio emotivo colmo di fragilità e dubbi, non una rarità nel metal odierno. Il precedente “Le Partition”, pur non essendo affatto un disco malriuscito, evidenziava la contraddittorietà e la parziale incertezza nella quale la formazione francese era venuta a insaccarsi: forse troppo preoccupata di non perdere la bussola, si era resa protagonista di un album freddo e distante, composto e suonato attentamente ma avaro di slanci e calore. Perfettino, a volerlo definire in una sola parola.
“Paragon” giunge quindi o per fugare i dubbi, oppure per confermare i limiti riscontrati un paio di anni fa. Il terzo full-length esce per fortuna dal limbo e fa percepire quell’energia sofisticata che l’ora quartetto (fino a poco tempo fa sfoggiava una line-up a tre chitarre e sei musicisti totali) trasmette nelle esibizioni live. La compagine di Montpellier richiede come di un consueto un ascolto paziente, perché le poliritmie, i filamenti di effetti in fuoriuscita dalle chitarre, il dolce posarsi delle linee vocali possono apparire fin troppo delicati e interlocutori in principio. Va compreso il gioco di agganci, contrapposizioni e risonanze che fa passare un brano come “Creator” da una congiunzione di singoli momenti ben curati, a una composizione intensa, vibrante di affascinanti chiaroscuri. Nei vocalizzi di Matthieu Romarin si coglie una certa fascinazione per le evoluzioni melodiche della vecchia scena new metal – l’accostamento a Chino Moreno viene spesso immediato – ma il dotato singer sa far emergere la sua personalità, che spezia di un dedalo di coloriture ombreggiate ogni traccia. Il fluire di azzurrine striature dreampop e shoegaze, con qualche punteggiatura di tastiera ad ammantare di ulteriore candore le note, dona una delicatezza tutta sua agli episodi più tranquilli, tra cui segnaliamo l’opener “Magician” e la passeggiata nell’onirico di “Ruler”.
“Paragon” non è solo questo, quando le chitarre si ingrossano e l’elettronica si mette in circolo la band porta attacchi poderosi, sia rimanendo su terreni di prog sci-fi (la sciccosa “Hero”), sia dando libero sfogo alla torbidezza e all’urgenza espressiva (le ruvidezze di “Jester”). L’alternanza clean vocals/urla hardcore avviene con intelligenza e senza mai inserire il pilota automatico, l’intrecciarsi di compositi tappeti percussivi, arrangiamenti elettronici e voce stende un pathos altero, calcolato, sulla musica. La costruzione meticolosa delle strutture e lo studiato avvicendarsi di quiete e rabbia, tensione e sfogo, viene dunque a creare canzoni di migliore assimilazione di quelle contenute in “Le Partition”, nonostante si avverta tutt’ora una patina di eccessiva perfezione, come se il gruppo non volesse mai lasciarsi andare completamente. Forse è proprio un limite dato dal genere suonato, fatto sta che si avverte una qualche assenza nel disegno complessivo di “Paragon”, un qualcosa di irrisolto che non fa innamorare perdutamente del disco. Si consideri pure il voto come abbastanza stretto, se la miscela di prog e djent dei transalpini attira, non stenterete a entrare in sintonia con la loro ultima fatica.

TRACKLIST

  1. Magician
  2. Hero
  3. Innocent
  4. Caregiver
  5. Outlaw
  6. Explorer
  7. Creator
  8. Ruler
  9. Jester
  10. Sage
  11. Lover
  12. Everyman
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