7.0
- Band: UNITY-TX
- Durata: 00:33:15
- Disponibile dal: 08/09/2023
- Etichetta:
- Pure Noise Records
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Non essendoci chissà quale offerta di crossover metal/rap, seguiamo gli UnityTX con interesse sin dall’ottimo EP “Madboy”, in cui la formazione si presentava alla grandissima con una proposta molto cruda che ricordava i primissimi (Hed)P.E., quelli di “Serpent Boy”, per intenderci.
Senza mollare durante lo stop pandemico, il quartetto di Dallas presenta nel 2023 il suo debutto vero e proprio, sempre su Pure Noise, andando ad allargare la mistura di hardcore e hip hop in maniera organica e davvero molto avanzata a livello di maturità artistica.
Certo, avere in formazione due afroamericani aiuta, specialmente quando uno dei due è il frontman Shaolin G, evidentemente un emcee che mastica rime e cultura hip hop con una credibilità istantaneamente maggiore di un qualsiasi bianco come JJ Peters dei Deez Nuts (per paragonarlo ad un artista che amiamo e rispettiamo).
Come dicevamo, “Ferality” introduce una forte componente nu metal, che emerge distintamente nel lavoro chitarristico di pezzi come “Rotting Away (Gore)”, “Power” e “Sting”, dove arpeggi liquidi e riff rotondi la fanno nettamente da padrone, accompagnati da melodie vocali tra Deftones e P.O.D.. Meglio ancora quando gli Unity tirano la corda mischiando heavy hardcore con rapcore e schizoidi riff nu, come nella killer “Lost In Dayz”. Inutile dire che gli episodi più rapcore come “Killing Alchemy”, “Roc Shit” e “Fake Luv” vengono alla grandissima ad un gruppo come questo e sicuramente scateneranno il caos nel contesto live, ma anche quando affiora la componente hip hop e si lasciano a terra gli strumenti (“Diamond Diez”, “Picture This”) non ci si può affatto lamentare.
Non c’è un singolo pezzo da buttare in “Ferality”, e sicuramente siamo ad un livello superiore rispetto alla risicata concorrenza, tuttavia qualche difetto da correggere c’è, a nostro parere: prima di tutto la tracklist è sbilanciata, con pezzi più melodici e rap nella prima parte e i pugni in faccia nella seconda, rendendo l’ascolto complessivo poco scorrevole, senza un vero e proprio flusso. In secondo luogo, a volte troviamo i ragazzi troppo ordinati, con troppi pezzi midtempo e una ferocia trattenuta, quasi fossero in soggezione davanti all’esperienza del primo disco ufficiale… Nonostante brani validi, non si riescono insomma a respirare le vibrazioni che il gruppo riesce ad emanare dal vivo, ed è un peccato.
Non vogliamo essere troppo pignoli in ogni caso, quindi, per concludere ,se amate rap, hardcore e crossover, seguite gli UnityTX: basterà un produttore migliore e qualche esperienza in più perché anche su disco possano spaccare realmente, come già fanno in concerto.
