7.5
- Band: UNKIND
- Durata: 00:38:58
- Disponibile dal: 09/07/2013
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
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Sesto album in circa quindici anni per gli Unkind, quintetto originario della Helsinki più grigia e malfamata, con un passato sporco di crust ed un luminoso presente di band arrivata, con “Harhakuvat”, l’album di debutto per la Relapse di due anni fa, allo status di realtà cardine della scena hardcore europea. I Nostri, tuttavia, non sembrano essersi montati la testa, palesando un’etica del lavoro fatta di ore di prove e di migliaia di chilometri per raggiungere i più remoti locali dove suonare. Il nuovo “Pelon Juuret” è un mezzo ritorno alle origini per i ragazzi: si lasciano da parte le atmosfere compassate del precedente lavoro per riproporre prevalentemente un buon, solido hardcore d-beat, a volte screziato di atmosfere caustiche. Certo, non sono più i tempi del tributo agli Amebix tanto scorticato quanto possente degli esordi, ma allora i Nostri registravano probabilmente in cantina ed erano ancora confinati nel più puro underground. Oggi le registrazioni sono curate e lo stile maggiormente levigato, anche se, almeno nella parte iniziale del platter, abbondano appunto rabbia ed impulsività, con la doppietta title track/”Vihan Lapset” che può tranquillamente far invidia a Tragedy e From Ashes Rise. Notiamo altresì che l’album si mantiene su lunghezze succinte: nemmeno quaranta minuti per otto pezzi, ma la qualità è quasi sempre al top, segno che si è cercato di includere soltanto il meglio della produzione disponibile. “Viallinen” e la conclusiva, semi-acustica, “Saatookoti” rappresentano quindi l’anima più emotiva degli Unkind, quella che può spesso sconfinare nel cosiddetto “post” e che ha il compito di donare all’opera quella varietà che non sempre è rintracciabile in uscite di questo genere. In generale, comunque, “Pelon Juuret” è un album aggressivo e poco incline alle dilatazioni: manifesto della tracklist è forse “Olemisen Pelko”, traccia compatta, di circa quattro minuti, durante la quale i finlandesi riescono sia a soverchiare l’ascoltatore con un attacco senza fronzoli, sia a sedurlo con un finale più anthemico e controllato. Ci ritroviamo dunque nuovamente a promuovere gli Unkind, gruppo ormai dotato di un proprio stile e sempre piuttosto solido in tema di songwriting. Il “d-beat elegante” dei Nostri è ormai un punto fermo tra gli ascolti di coloro che cercano ruvidezza e, al tempo stesso, cuore nel loro hardcore.
