7.5
- Band: UNREQVITED
- Durata: 00:43:32
- Disponibile dal: 24/01/2025
- Etichetta:
- Prophecy Productions
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Dopo una lunghissima pausa discografica durata ben quattro anni – sia chiaro, lunghissima per tale band, che ci ha abituato, ad inizio carriera, ad una prolificità di uscite quasi patologica – i canadesi Unreqvited tornano finalmente sul mercato con un nuovo full-length album, “A Pathway To The Moon”, il settimo della loro storia.
Storia interrottasi in studio nel 2021, appunto, con il convincente “Beautiful Ghosts”, che proseguiva sulla falsariga dell’ancora precedente “Empathica”, in cui la band sondava a fondo, unendola con la solita pletora di riferimenti blackgaze, atmospheric black metal e post-metal, la propria vena epico-sinfonica. Dopo ciò, ecco arrivare il grande hiatus, che però sottintendeva la ferma volontà di William Melsness – aka Willow Vale, aka 鬼 – di fare evolvere la sua creatura dal più profondo underground, comunque di buono-ottimo successo, ad un livello superiore di esposizione; e come fare ciò, dato che i canali social sono sempre stati attivi e pulsanti fin dalla nascita del progetto e che tale strada è/era già ben impostata? Ma chiaramente iniziando ad esibirsi dal vivo, una svolta epocale per Melsness, che ha portato on stage gli Unreqvited per la prima volta come vera band il 26/11/2022 al Messe Des Morts X di Montreal, Canada. Sono poi seguiti date e tour americani e canadesi nella primavera-estate 2023, certificando così l’ingresso del musicista di Ottawa nella sua versione 2.0 e facendogli ovviamente approcciare la composizione del nuovo disco in modo diverso, decisamente più orientato alla riproduzione dal vivo.
Siamo nel 2025, ormai, si spera che i true-cultori dell’underground black metal che deve rimanere chiuso nel capanno degli attrezzi della casa dispersa tra le nevi dei boschi attorno a Bergen siano davvero pochi, ma sicuramente ci sarà chi storcerà il naso di fronte a questa mossa ‘commerciale’ di Willow Vale; noi, dal nostro canto, apprezziamo la volontà di portare gli Unreqvited su un altro livello e capiamo i bisogni di un musicista che ha mostrato fin qui una incredibile capacità di mutare, crescere e trasformarsi; a parte ciò, è innegabile che il fascino di lavori come “Disquiet” o “Stars Wept To The Sea” e la sperimentazione dei due “Mosaic” è andata un po’ perdendosi in questi ultimi anni e “A Pathway To The Moon” ne è ulteriore testimonianza.
Precisato che nel pacchetto promozionale ricevuto non è presente la traccia “Departure / Everlasting Dream”, andiamo ad analizzare questo ‘Sentiero per la Luna’ in modo più approfondito: il disco è divisibile sostanzialmente in due parti, con la prima assolutamente magniloquente e ben più metallica della seconda, dove invece 鬼 si accascia più pensieroso e cerca di svagare altrove cercando soluzioni più rarefatte e misteriose, ritirando fuori quell’appeal quasi ambient che già altre volte in passato aveva fatto capolino tra le sue composizioni. Abbiamo, ad esempio, “Celestial Sleep”, una breve traccia strumentale che, come già fa intuire il titolo, ci culla verso lo spazio estremo ed ignoto attraverso effetti ai synth e una chitarra arpeggiata/slabbrata che, pur infondendo la più pura tristezza in un animo già solo, risulta calda e accogliente; oppure, subito prima, la stupenda “Into The Starlit Beyond”, che si avvale a piene mani della solita sensibilità del suo autore nel comporre atmosfere e soundscape da sogno, lasciando fluttuare una morbida e pacifica tensione fino ad un’esplosione più intensa che però mai sfocia nella violenza primordiale, attutendo di molto quello che era l’impatto allucinato e straziante dei primi dischi. A chiudere, troviamo la cover di “Cornfield Chase”, brano composto dal maestro Hans Zimmer per la colonna sonora di “Interstellar”, tutto sommato una bella idea e una riproposizione riuscita, che però aggiunge poco al computo totale del disco, tanto che l’avremmo vista e apprezzata meglio ad inizio album, o comunque non in fondo alla tracklist a mo’ di bonus-track.
Riavvolgiamo ora il nastro tornando alla prima metà di “A Pathway To The Moon”, dove, fin dalla prolungata introduzione “Overture / I Disintegrate”, si evidenzia subito la principale evoluzione dello stile Unreqvited: Willow Vale ora canta. Sì, niente più strilli e lamenti lasciati nel marasma sonoro a fungere da spettri ricorrenti, ma un cantato vero e proprio, limpido e pulito in certi frangenti, la classica impennata scream in altri. Tale svolta ci risulta piuttosto naturale, non stona affatto con la poetica, il concept e le sensazioni che ammantano il progetto Unreqvited, quindi approviamo la decisione. Ciò che non quadra ancora del tutto – perchè qualcosa che non va ce l’ha, questo lavoro – lo troviamo nella prima vera canzone, ovvero “The Antimatter”: dieci minuti e mezzo di progressive symphonic metal atmosferico dove Willow ha provato a mettere dentro di tutto, non riuscendo a legare nel miglior modo tutti i vari spezzoni del brano; ecco, questa composizione dà l’impressione di essere stata scritta apposta per presentare qualcosa dal vivo che ‘acchiappi’ immediatamente o, peggio ancora, che ricordi qualcuno per poter ‘acchiappare’: insomma un mix un po’ troppo pretenzioso tra Dimmu Borgir, The Ocean, Evereve e Devin Townsend, per darvi un po’ l’idea. Peccato, perchè poi di seguito arrivano i due highlight del lavoro, le imponenti “The Starforger” e “Void Essence / Frozen Tears”, per chi scrive il pezzo migliore. Due brani che, dopo il disorientamento causato da “The Antimatter”, ci riconciliano con il ‘vero’ Melsness e ci riconsegnano alle sue classiche divagazioni, tra cantato leggiadro e suadente e evocazioni disperate e lancinanti: mentre “The Starforger” alterna anch’esso molteplici momenti, ma traslando meglio gli attimi di passaggio tra un feeling e l’altro rispetto al brano precedente, “Void Essence / Frozen Tears” ci regala un affascinante connubio tra chitarre, tastiere e orchestrazioni, per un episodio che definiremmo come la summa completa delle capacità compositive del musicista canadese.
Insomma, un album che apre chiaramente un nuovo capitolo della storia degli Unreqvited, facendolo in un modo più che soddisfacente e che, a parte qualche inciampo soprascritto, fluisce e scorre bene anche se messo a paragone con la discografia antecedente. Non un taglio netto col passato, quindi, piuttosto un aggiustamento per approcciare il futuro con ancora più voglia e intensità. Continueremo a seguirli.
