UNREQVITED – Mosaic I: L’Amour Et L’Ardeur

Pubblicato il 28/11/2018 da
voto
7.5
  • Band: UNREQVITED
  • Durata: 00:40:33
  • Disponibile dal: 23/11/2018
  • Etichetta: Northern Silence Prod.
  • Distributore:

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Il polistrumentista e leader tuttofare della one-man-band canadese Unreqvited, Willow Vale, non è certo un personaggio a cui piace stare con le mani in mano. Molto attivo sui suoi social, dai quali gestisce tutto il gestibile a riguardo della sua creatura, dalla promozione alla vendita di merchandise, in soli due anni di storia della band ha già pubblicato tre full-length album: “Disquiet”, uscito a maggio 2017, “Stars Wept To The Sea”, edito in aprile 2018 e ottimamente recensito su queste pagine, ed il qui presente “Mosaic I: L’Amour Et L’Ardeur”, che arriva a soli sette mesi di distanza dal precedente. D’altronde ce l’aveva detto, in sede d’intervista, Willow Vale, che la fase di scrittura del terzo disco era praticamente terminata…
Se con “Disquiet” questo prolifico compositore si era presentato sulle scene con un piuttosto classico, seppur riuscitissimo, album di atmospheric post-black metal in salsa DSBM, con il seguente “Stars Wept To The Sea” l’interesse nei confronti di questa formazione è cresciuto assai, grazie ad un solido lavoro in cui suggestioni depresse e soundscape nostalgici si abbinavano perfettamente alle grida acutissime e lontane del vocalist e all’ampio uso di orchestrazioni che imperversava sull’album. Ora, in una logica ottica di crescita e (rapidissima) maturazione stilistica e compositiva, gli Unreqvited addolciscono ulteriormente la loro proposta in termini sia di strumentazione usata che di atmosfere create, andando a lambire echi post-rock e irrobustendo l’aura blackgaze che li ha contraddistinti finora. Crescono le orchestrazioni e soprattutto le parti di tastiera e chitarre acustiche, calano leggermente le chitarre a cascata e i riff in tremolo-picking, e la voce – non ci sono lyrics negli Unreqvited, solo urla disperate o lamenti angoscianti – viene usata ancora di meno. Si tratta di un lavoro tutto sommato breve e, per chi è abituato a tali sonorità, tranquillamente assimilabile, pur contenendo solo cinque pezzi, i cui titoli denotano metaforicamente un’organicità di strutture – dall’alba al crescendo di luce, fino a giungere ad un equilibrio permanente – che è propria del gruppo. Le melodie, di chitarra o keyboards che siano, sono al solito ottime e ritagliano panorami più spesso solari rispetto al passato, è vero, ma senza disdegnare del tutto gli incubi suicidi e i terrori ancestrali che emanano le vecchie composizioni del Nostro.
Il brano di chiusura, “Permanence”, della durata di tredici minuti, è certamente quello che riassume in toto lo spirito di “Mosaic I: L’Amour Et L’Ardeur” e anche quello che si ricollega più al disco precedente, grazie al suo lungo ondeggiare tra esplosioni metalliche e pacati passaggi nei quali la voce è una lontana memoria. Ma mentre l’opener “Sunrise”, dotata di un crescendo continuo fino a raggiungere un climax nel quale il Sole richiamato dal titolo si esplica in tutta la sua luminosità, consegna ai posteri l’episodio più positivo mai scritto dalla band, le seguenti “Dreamscape” e “Radiant”, unite fra loro, da sole valgono l’ascolto del lavoro, puntellate da giri di tastiere commoventi e da un hook blackgaze di chitarra che impiegherà due secondi a rapirvi del tutto. Peccato solo per il pezzo “Balance”, che dice poco di nuovo e di avvincente rispetto al resto della tracklist.
Sicuramente Willow Vale sarà già all’opera sulla seconda parte di “Mosaic” e altrettanto sicuramente fra qualche mese ne vedremo la nascita. Noi siamo già curiosi di sapere dove andrà a parare la prossima volta la musica di questo bravo musicista, che oltre a sapersi vendere bene – almeno in ambito ultra-underground, dove il suo progetto riscontra davvero tanti favori – è riuscito fin qui a scrivere dischi uno più interessante dell’altro. Avanti così.

TRACKLIST

  1. Sunrise
  2. Dreamscape
  3. Radiant
  4. Balance
  5. Permanence
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