UNREQVITED – Mosaic II: La Déteste Et La Détresse

Pubblicato il 05/01/2020 da
voto
7.0
  • Band: UNREQVITED
  • Durata: 00:47:45
  • Disponibile dal: 10/01/2020
  • Etichetta: Prophecy Productions
  • Distributore: Audioglobe

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Il progetto Unreqvited, portato avanti indefessamente dal compositore e polistrumentista canadese Willow Vale, si arricchisce di un altro atteso tassello discografico, la seconda parte di “Mosaic I: L’Amour Et L’Ardeur”, ovvero “Mosaic II: La Déteste Et La Détresse”. La crescita della one-man-band, perlomeno in ambito underground, è stata fin qui vertiginosa, anche e soprattutto grazie alla notevole prolificità del proprio mastermind, che pare non riuscire a stare senza comporre musica quotidianamente, come del resto ci aveva raccontato nell’intervista svolta con lui in occasione dell’uscita del grandioso secondo disco, “Stars Wept To The Sea”.
Quel lavoro, a conti fatti e dopo aver bene assimilato il nuovo platter, resta l’apice indiscusso di una carriera a dir poco folgorante, partita con il più classicamente DSBM “Disquiet” in modo sotterraneo e proseguita poi con il già citato “Mosaic I…”, un disco che flirtava abbondantemente con il post-rock senza mai abbandonare le atmosfere malinconiche e nostalgiche tipiche di Willow Vale, che però, per quell’occasione, aveva previsto di srotolare compitamente una matassa di sonorità più solari e luminose, come ben si evinceva dal titolo dell’album e delle canzoni in esso contenute. Chiaramente, essendo oggi di fronte alla seconda metà di quel disco, composta e registrata in contemporanea, è facilissimo notare e tener conto delle volute dissonanze tra le due parti agli antipodi del concept “Mosaic” – ed infatti è pure acquistabile un’elegantissima edizione limitata comprensiva di entrambi i dischi.
“Mosaic II: La Déteste Et La Détresse” è il lato oscuro di “Mosaic I: L’Amour Et L’Ardeur”, in tutto e per tutto. Quanto il primo rappresenta la passione, l’ardore e la lucentezza del carattere femminile, tanto il secondo si scaglia con odio, disperazione e violenza in un microcosmo maschile; quanto il primo si inerpica sinuoso su vette lambite da crepuscoli dorati, cavalcando titoli di brani tutti incentrati al positivismo, tanto il secondo mostra gli abissi più bui di orridi spaventosi, volteggiando sulle ali di pezzi incentrati su sensazioni negative e notturne. Palese, dunque, l’intenzione degli Unreqvited di mostrare volontariamente una doppia faccia, la quale però, anche analizzandone solo superficialmente i contenuti, in questa release oscura si traduce in un passo indietro nel processo evolutivo del combo, che si posiziona ora a metà strada tra “Stars Wept To The Sea”, senza averne più la maestosità sinfonica, e “Mosaic I”, senza mantener viva quella pulsione sperimentale che l’aveva reso comunque interessantissimo. Si prenda ad esempio l’episodio finale “Transience”, diviso in tre passaggi: tre modi diversi degli Unreqvited per esplicare l’unica novità stilistica del platter, ovvero l’approccio trip-hop/ambient/dungeon synth che la band pone in essere qua e là; “The Ambivalent” è appunto una traccia ambient/trip-hop, messa giù in modo molto (troppo) semplicistico, “The Gentle Void” è appena sufficiente nel creare con synth e archi un’atmosfera evocativa, “The Static” è puro dungeon synth, con tutti i pregi e i difetti che un brano di tal genere può avere. Insomma, scriviamo pure che l’ultimo quarto d’ora di disco è quasi completamente sprecato.
Ma prima? Prima cosa abbiamo? Be’, a parte la lunga ed articolata “Wasteland”, che sembra l’esito apocalittico di un amplesso neanche tanto improbabile tra Emperor ed Alcest – non sappiamo dirvi sinceramente se ben riuscito o meno – le rimanenti tre canzoni valgono il prezzo del disco e riportano quel sorriso sognante e delicato, quasi liberatorio e mortifero, che si stampa solitamente in viso all’ascolto della musica dei canadesi. “Pale” e “Disorder” sono composizioni lunghe e dotate di melodie vincenti, talvolta puntellate dagli ottimi inserti pianistici di Willow Vale oppure da delle chitarre acustiche azzeccatissime, e solcate a sprazzi dalle sue grida lontane ed ancestrali. Stesso discorso si può fare per l’opener “Nightfall”, leggermente al di sotto delle tracce appena citate ma comunque pregna di quei sentimenti stranianti e ‘viaggiosi’ che chiediamo agli Unreqvited di riversarci in vena.
Un passo indietro secondo noi fisiologico, dunque, per questa validissima compagine, che siamo sicuri non smetterà di mantenersi su livelli più che discreti anche in futuro. Certo, al ritmo di un album all’anno la qualità complessiva del progetto può subire alti e bassi perdonabili. Ora forse ci dovremmo aspettare un lavoro completamente diverso, in quanto il filone del DSBM pare ben sviscerato e giunto ad una sorta di capolinea.

TRACKLIST

  1. Nightfall
  2. Wasteland
  3. Pale
  4. Disorder
  5. Transience I - The Ambivalent
  6. Transience II - The Gentle Void
  7. Transience III - The Static
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