UNSANE – Sterilize

Pubblicato il 29/09/2017 da
voto
6.5
  • Band: UNSANE
  • Durata: 00:37:30
  • Disponibile dal: 29/09/2017
  • Etichetta: Southern Lord
  • Distributore: Goodfellas

Piano piano, si riaffacciano sugli scaffali gli Unsane dopo una pausa di cinque anni, esattamente la stessa intercorsa tra i due album precedenti. Come scontato, l’unica cosa lenta e moderata che si possa collegare alla band di New York è proprio la cadenza delle uscite, visto che “Sterilize” è l’ennesima prova di una band che sa scartavetrare l’udito dei fan in scioltezza, senza stupire, ma gettando il suo carico di ostilità e ruvidezza a vagonate. Gli ingredienti sono sempre gli stessi: la chitarra ritmatissima, che quando percorre brevi tratti virtuosistici lo fa secondo i canoni del noise più becero (come negli pseudo assoli di “Aberration” o “Lung”) , la mirabile batteria di Vincent Signorelli, vera icona dell’intera scena americana, e la voce di Chris Spencer; il quale, francamente, si conferma sempre un elemento di discrimine nel giudizio complessivo. Ci sono alcuni episodi in cui gli Unsane riescono a donare una vaga varietà al loro assalto frontale, a dirla tutta: per esempio nelle più lente “A Slow Reaction” (nomen est omen) oppure “We’re Fucked”, un pezzo che richiama molto alla mente gli Helmet. Non mancano in realtà altri brevi momenti dalle parti di Page Hamilton & co. già nei brani iniziali (“The Grind” su tutti); e anche la conclusiva ”Avail”, che guidata dal basso di Dave Curran, ha una cupezza decisamente particolare, quasi sludge. Ma l’approccio sguaiato dietro il microfono uniforma il tutto, rendendo di fondo quest’album l’ennesimo capitolo identico di una carriera dignitosissima, e tuttavia decisamente ripetitiva. Sono lontani i fasti di “Scattered, Smothered & Covered”, allorché le loro canzoni facevano male davvero, e il video di “Scrape”, con la sua sequenza di skater dalle ossa rotte, rendeva esattamente l’idea delle loro sfuriate. Certo, se si pensa alla scomparsa di compagni di viaggio come i Sonic Youth o al triste declino dei succitati Helmet, tanto di cappello per la coerenza; ma gli applausi a scena aperta verranno solo dai loro fan più hardcore.

TRACKLIST

  1. Factory
  2. The Grind
  3. Aberration
  4. No Reprieve
  5. Lung
  6. Inclusion
  7. Distance
  8. A Slow Reaction
  9. We’re Fucked
  10. Avail
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