6.0
- Band: UNSHINE
- Durata: 00:54:46
- Disponibile dal: 19/01/2018
- Etichetta:
- Rockshots
Un album che appena sentito non impressiona certo per potenza e impatto sonoro, anzi, pare a tratti scarico e banale ma riascoltandolo è proprio in quei momenti fallaci che emergono le prerogative del sound degli Unshine. Parliamo di una band che si propone come pioniera del druid metal: genere che affonda le proprie radici nel power sinfonico caratterizzato però da una costante (quanto a volte estenuante) ricerca melodica che di certo non mette in risalto le doti tecniche del quintetto finlandese, ma d’altra parte fa luce sulla loro capacità di comporre dei brani che richiamano le tipiche lande nordiche intrise di storie malinconiche e folklore. Nel disco la dolcezza, anche qui talvolta stucchevole, della voce di Susanna Vesilahti crea morbide linee vocali che rendono appieno le tematiche dei loro testi sempre vicine al rapporto tra l’uomo e la natura. Gli Unshine qui ci raccontano di Astrala e dei viaggi compiuti per raggiungerla ed in questo percorso siamo accompagnati da una opener madrelingua, ben riuscita, che ci aiuta ad immedesimarci al meglio nell’ambientazione dei brani seguenti dai ritmi pacati e orecchiabili. Da “The Masks of Enchantment”, unico brano che spicca tra i dieci proposti, la struttura delle canzoni comincia ad assumere più corposità e ritmo rispetto alle precedenti senza comunque mai trovare una vera valvola di sfogo e si continua a vagare in questo limbo di sonorità nivee e leggere ma senza mordente. La band finlandese nel suo quarto lavoro in studio non si mette alla prova e viaggia costante sui binari della loro formula consolidata negli anni. In “Astrala” a parte il brano sopra citato non ci sono composizioni che lascino il segno per quanto ben eseguite e curate nell’insieme. Mettiamola così: se si potesse visitare Astrala da turista probabilmente una volta rientrati si direbbe: “Bella, sì… ma non ci vi vivrei”.
