7.0
- Band: UNVERKALT
- Durata: 00:50:11
- Disponibile dal: 27/02/2026
- Etichetta:
- Season Of Mist
Giunti al terzo album, dopo il debutto “L’Origine du Monde” del 2020 e il successivo “A Lump of Death: A Chaos for Dead Lovers”, gli Unverkalt decidono di incrementare l’aggressività della loro proposta con “Héréditaire”, ancora edito da Season of Mist.
Se all’inizio della loro carriera, complice il tono di voce da lolita della cantante Dimitra Kalavrezou, il gruppo suonava come una versione meno arrendevole e più disperata dei Cranes, ora il riferimento principale del quintetto sono i Cult of Luna della collaborazione con Julie Christmas, i cui maestosi passaggi sonori marchiano a fuoco pezzi come “Ænæ Lithi” o il singolo “Oath Ov Prometheus”, quest’ultimo caratterizzato da una notevole interazione tra voce pulita e scream (ad opera del chitarrista Eli Mavrychev).
Certo, la formazione greca mostra di saper lavorare con abilità la componente post-metal del proprio songwriting, creando muri sonori di grande impatto come nell’iniziale “Die Auslöschung” e in “Death Forever”, brani entrambi capaci di intrappolare l’ascoltatore nei suoi pensieri più angosciati, oppure in “I, The Deceit”, dove il roco featuring di Sakis Tolis (compaesano della band e leader dei Rotting Christ) mitiga il tono fin troppo orecchiabile della strofa.
Tuttavia, in certi frangenti il disco mostra una tendenza eccessiva a replicare il suono di “Mariner” (che rappresenta un episodio unico anche nella vasta discografia dei Cult of Luna), con risultati talvolta troppo aderenti al modello originale (“Penumbrian Lament”, “Maladie de l’Esprit”) per risultare davvero convincenti.
Il lavoro risulta più avvincente quando la partitura aumenta la propria complessità – ecco allora “Introjects”, terzo singolo, da cui emergono affinità con i polacchi Obscure Sphinx – oppure quando le origini goth della band si fanno più presenti, come nell’inquietante “Lullaby for the Descent”.
Globalmente, “Héréditaire” è un disco interessante, capace di fotografare la band in un classico periodo di transizione, in cui il suono si dibatte tra ambizioni future e la fisiologica necessità di rielaborare il proprio passato: il nostro auspicio è che gli Unverkalt sappiano limare in fase live tutte le incertezze, per giungere a uno stile definitivamente personale. Nota di merito, infine, all’inquietante serie di copertine ideate da Themis Ioannou (già al lavoro con i già citati Rotting Christ per “Aealo”) per album e singoli.
