UNYIELDING LOVE – Flesh of the Furnace

Pubblicato il 22/11/2022 da
voto
8.0

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Ci eravamo pressoché dimenticati degli Unyielding Love, schiva formazione irlandese autrice sei anni fa di un EP molto apprezzato (“The Sweat of Augury”) e successivamente imbarcatasi in una tournée europea di spalla agli anarcho-black metaller Dawn Ray’d. I ragazzi di Dublino sembravano a tutti gli effetti scomparsi, ma – evidentemente – quello che da fuori avevamo scambiato per un ritiro dalle scene altro non era che un (lungo) momento di raccoglimento e di valutazione sul da farsi, con il quartetto che oggi, praticamente a sorpresa, decide di riemergere dalle tenebre con un full-length carico di novità e significati. Registrato e mixato dal chitarrista Shauny Cads (già dietro alla consolle per dischi di Abigail Williams, Dread Sovereign e Malthusian), masterizzato da Arthur Rizk (Inquisition, Kreator, Power Trip) e licenziato in maniera indipendente su Bandcamp, “Flesh of the Furnace” ci riconsegna una band cresciuta e affinatasi su più fronti, esprimendone le capacità attraverso una colata di suoni stridenti che danno spesso l’impressione di volerci trascinare nell’Abisso. Nel 2016, il progetto poteva essere facilmente accostato alla scuola grind/powerviolence ‘ibrida’ di Full of Hell, Insect Warfare e Weekend Nachos, con episodi perlopiù spicci e caotici avvolti da una bruma di effettistica noise che ne rendeva ancora più pungente lo sviluppo, ma basta davvero poco per accorgersi di come, oggi, Unyielding Love abbia cambiato pelle, abbracciando compiutamente una dimensione death-black allucinata, allucinante e densissima.
Un maelstrom che vede anzitutto i brani dilatarsi nelle strutture e nel minutaggio, e che subito dopo offre all’ascoltatore un songwriting dall’andamento contraddittorio e ineffabile, sempre pronto a sviare le certezze e i tentativi di decifrarlo tuffandosi ora in pertugi angusti, ora volgendo lo sguardo su uno sconfinato Antinferno. Potremmo citare Altarage, Pissgrave o il circuito australiano di Grave Upheaval e Impetuous Ritual, per cercare di dare corpo alle visioni diafane proiettate dalla tracklist, ma la verità è che quanto racchiuso in questo esordio sa di personale costruzione/esplorazione di un incubo; un viaggio irrazionale e opprimente che arriva a sfiorare i recessi dell’Io, imbastito da musicisti con gli occhi evidentemente puntati sull’underground più ottenebrante e sperimentale, e al contempo poco interessati a replicare le gesta di questa o quella formazione. Le chitarre si muovono secondo coordinate graduali e avvolgenti, suonando sibilline anche nei momenti di massima distorsione e dissonanza, mentre la sezione ritmica impila pattern che fanno di tutto per innescare una sorta di trance, di scorporamento fra mente e corpo, in un flusso dagli echi drone e tribali tanto insolito quanto magnetico.
A conti fatti, quello in questione non è certo il primo di caso di band che amplia e incupisce lo spettro della propria proposta, ma va dato atto ai Nostri di essere riusciti a concretizzare un’idea ambiziosa con una padronanza di linguaggio non comune, realizzando una delle vere sorprese di questa ultima parte di 2022. L’ascolto, come anticipato, non è certo dei più semplici, e richiede giocoforza le giuste condizioni umorali e ambientali per essere recepito al meglio, ma l’esperienza di “Flesh…” – come si suol dire – dimostra di valere il prezzo del biglietto.

TRACKLIST

  1. Ward’s Vanquished
  2. Canopic Ire
  3. Fettered is Silt
  4. Vanishment
  5. Bowing Loams of Glass
  6. Joy of Magick
  7. Pyrrhic Sons
  8. Nullhail
  9. Lot's Wife
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