URARV – Aurum

Pubblicato il 17/10/2017 da
voto
7.5
  • Band: URARV
  • Durata: 00:49:00
  • Disponibile dal: 21/09/2017
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

Il debut degli Urarv è un continuo incedere nell’abisso, nelle espressioni artistiche, in un vortice di generi e tinte, tra pennellate pregne di istrionismo che pervadono tutta la durata dell’album. “Aurum”, questo il titolo dell’opera, ha bisogno della stessa magniloquenza di cui si fa portatore, è un disco talmente denso da necessitare giorni quando non settimane di ascolti saltuari ma rigorosi e, una volta digerito – allora e solo allora – sapremo dipanare le varie trame descritte dal terzetto norvegese. I brani sono un andirivieni di sensazioni, tanto figlie di una psichedelia avant-garde che di un black metal che prende le redini di esperienze vissute in prima persona negli ultimi venticinque anni. Ed è in virtù di ciò che il terzetto capitanato da Aldrahn, o Bjørn Dencker Gjerde se preferite (Thorns e Dodheimsgard a dirne due), elabora, prova, include e taglia in un continuo richiamo di doom, death e thrash metal, ora scostandosi clamorosamente dal genere principale ora semplicemente scorrendo parallelo alle elucubrazioni più attinenti alla nera fiamma. Ed è nei brani con più rimandi e magari una minor linearità che sentiamo il meglio degli Urarv (“Guru”, “Forvitringstid”, “Ancient DNA” e il suo intermezzo à la Destruction), ma ci sentiamo di spingerci oltre realizzando che, in effetti, un disco come “Aurum” trascende i singoli momenti e vive di esperienze globali: di continuo tentativo, di caratterizzazione indefessa nella quale non solo nella strumentalità possiamo parlare di ricerca quanto nella prova stessa di Aldrahn dietro il microfono, un perenne sfidare le proprie convenzioni alla volta di un sodalizio totale con la musica proposta tra urla, puliti, grugniti, fischi, versi e un carisma invidiabile. Tuttavia, anche una volta compreso e in alcuni istanti adorato, “Aurum” non è esente di qualche lungaggine o eccesso di zelo in ambito sperimentale, di qualche aria dilatata, di qualche pezzo che avrebbe giovato di editing o di qualche accorgimento in fase di post-produzione;  ciononostante, una volta elaborati a dovere, gli urli di “Valens Tempel”, le chitarre di “The Retortion”, la linearità di “Fancy Daggers” o l’intera “Red Clouds” faranno davvero fatica ad uscirvi dalla testa. Disco notevole e non per tutti, ma attendiamo il pezzo da novanta.

TRACKLIST

  1. Forvitringstid
  2. Ancient DNA
  3. The Retortion
  4. Broken Wand
  5. Guru
  6. Valens Tempel
  7. Fancy Daggers
  8. Red Circle
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