URFAUST – Empty Space Meditation

Pubblicato il 29/11/2016 da
voto
7.5
  • Band: URFAUST
  • Durata: 00:43:05
  • Disponibile dal: 28/10/2016
  • Etichetta: Van Records
  • Distributore:

Si nutre di un bisogno di trascendenza tutt’altro che fugace il quarto album degli Urfaust. Il duo olandese ha abituato il suo zoccolo duro di fedelissimi – ampissimo se misurato con gli ordini di grandezza dell’underground, basti guardare quanti individui ostentano toppe e magliette della formazione ai festival di settore – a una miriade di pubblicazioni di breve durata, suddivise fra singoli, EP e split rilasciati in poche decine di copie, mentre l’appuntamento col full-length veniva rimandato da circa sei anni. Prosegue il patto con la Vàn Records, della quale i Nostri sono uno degli act che meglio ne riassume l’identità ideologica. Si parla quindi di sonorità d’atmosfera, piuttosto concettuali, inesplicabili e poco comunicative per chi dal metal intende ricevere poderose botte di adrenalina e ricerca un impatto sicuro e massacrante. Un titolo come “Empty Space Meditation”, al contrario, guarda dritto negli occhi, e scruta l’anima, di coloro che dell’introversione e della necessità di esplorare un senso più profondo in ciò che ascoltano hanno fatto una ragione di vita. Discorso troppo elevato? Può darsi, certamente gli Urfaust non si prestano a interpretazioni spicce e nell’alternanza di sfuriate avvampanti follia e ciclico salmodiare hanno trovato una via tutta propria in quel vastissimo e per certi imperscrutabile panorama che è il metal estremo contemporaneo. Fedeli a un suono dalle radici antiche, che rimanda a un ritualismo preesistente a qualsiasi forma di rock e musica moderna, VRDRBR (batteria) e IX (voce e chitarra), si affidano a black metal novantiano e doom settantiano, infestati di ambient e un sentire dark intriso di magia, per dare forma a pensieri foschi, preda di stati d’estasi e cadute nella trance, interrotti da sporadici squarci di rabbia inconsulta. Sei tracce, quelle di “Empty Space Meditation”, che sarebbe bene considerare nell’insieme e nel loro preciso ordine, partendo quindi dallo sfinente incipit di “Meditatum I”. Apertura di perenne attesa e sospensione nel limbo, questa, guidata da vibrazioni tastieristiche e rumori sinistri, sfocianti dopo un minutaggio volutamente debordante nel raggiante turbinare cosmico di “Meditatum II”. Un’ode al primo black metal d’avanguardia, permeata del sostrato sinfonico dei primi Arcturus, protesa verso le stelle con una rabbiosità luciferina ma aperta, grazie a vocals limpidissime, alla ricerca della pace interiore e all’ascesi dell’anima. La sezione centrale del disco (“Meditatum III” e “Meditatum IV”)  si snoda fra movimenti che sono il cuore dell’Urfaust-sound: rintocca un tempo di batteria elementare, quasi privo di mutamenti, mentre la chitarra si destreggia fra ampie melodie maledette, ricami fungenti da contorno alla vera protagonista, la voce cantilenante di IX, un declamare in pulito che sembra quello di un sacerdote, non particolarmente versatile ma grondante un pathos da cui è difficile non rimanere avvinti. “Meditatum V” dispiega un andamento più secco e groovy, emergono sfumature hard rock e riff incalzanti pongono il brano su un livello di discreta orecchiabilità. L’attrazione verso il raccoglimento non va comunque perdendosi e si riprende totalmente il centro del discorso con “Meditatum VI”. La chitarra acustica permea di sfumature folk fuori dal tempo una canzone disadorna, che ha nella riduzione ai minimi termini di ogni arrangiamento e sovrastruttura la sua carta vincente. “Empty Space Meditation” richiede un certo spirito di sacrificio, un concedersi alla contemplazione che non è da tutti: superato questo scoglio, potrà dare emozioni non comuni a chi mastica black e doom in forme lontane dal sentire delle masse.

TRACKLIST

  1. Meditatum I
  2. Meditatum II
  3. Meditatum III
  4. Meditatum IV
  5. Meditatum V
  6. Meditatum VI
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