URLUK – Memories In Fade

Pubblicato il 07/04/2026 da
voto
8.0
  • Band: URLUK
  • Durata: 00:36:46
  • Disponibile dal: 10/04/2026
  • Etichetta:
  • Pest Records

Gli Urluk sono un duo composto da M. (Michele Calculli, batteria, voce, Manserunt, ex Black Oath) e U. (Umberto Rovida Ortuani, chitarra, basso, Manserunt): nato nel 2020, il gruppo fa il suo esordio due anni più tardi con l’EP “Loss”, seguito nel 2023 dall’album “More”, proponendo un black metal con accenni doom dai toni grigi ed autunnali tanto da essere, almeno a tratti, vicino al filone depressive.

Se quella di “More” era musica sì con delle peculiarità ma ancora pienamente inquadrabile nel genere, nel nuovo disco “Memories In Fade” di black metal rimangono solo flebili tracce, sommerse soprattutto da gothic rock e post-punk, ma anche da alternative rock e, a sorpresa, neo-folk o addirittura atmosfere che riconducono ad un certo folk-blues della tradizione inglese a cavallo tra anni ’60 e ’70.
Le voci pulite, laddove in passato erano un complemento, assurgono ad un ruolo principale, con qualche scream nelle parti più enfatiche, mentre le tastiere inseguono gli incubi che i Type O Negative ci hanno fatto vivere; la melodia è sempre presente, guidata da chitarre che non suonano mai eccessivamente distorte, in un contesto decadente e fortemente introspettivo.
I brani non sono lineari ma sembrano quasi lasciarsi guidare dagli umori, mantenendo però uno sviluppo coerente, con le varie sonorità che si miscelano in modo spontaneo: il brano che svetta in questo senso è il primo singolo “Angles Of Hauntology”, che in dieci minuti ingloba Bauhaus, primi Katatonia e Spyrogira. Il folk anglosassone di cui abbiamo accennato, e di cui ha parlato anche U. in diverse interviste, è percepibile senza veli nella acustica “The Yesterday’s Letter”, ma lo si respira anche nelle atmosfere bucoliche di “The Last Watch” e nell’organo pastorale di “Liminal Vortices”, mentre in “Lying There” si muove tra post-black metal e doom.

“Memories In Fade” è quella calma sinistra che segue il tumulto e, se a livello di immaginario può essere considerato contiguo con la produzione precedente, sotto il profilo musicale c’è stata un’evoluzione notevole: difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare da un gruppo solo al secondo disco un cambio di direzione così repentino, eppure gli Urluk sono riusciti a gestire questa transizione con naturalezza, quando sulla carta non era per niente semplice rendere omogenee influenze tanto disparate.
Un disco incatalogabile, fatto di scelte compositive audaci ma anche di semplice fruibilità, la cui forza consiste nell’aver saputo coniugare spunti provenienti da generi diversi senza perdere di vista il risultato finale, ossia quello di dar vita a quegli scenari desolati tanto cari ai due artisti lombardi: il substrato black-doom è stato diluito in uno spettro sonoro composito e variegato, lasciando spazio ad altri elementi, perlopiù inattesi in un ambito di metal estremo, e questa scommessa ha pagato.

TRACKLIST

  1. Angles Of Hauntology
  2. Lying There
  3. Yesterday's Letter
  4. Liminal Vortices
  5. The Last Watch
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