7.5
- Band: URN
- Durata: 00:43:29
- Disponibile dal: 28/03/2025
- Etichetta:
- Osmose Productions
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Accade di essere alla prese con dubbi e perplessità, di essere alla costante ricerca di certezze: in attesa di sbrogliare la fatidica matassa, armiamoci di borchie e metallo ed accogliamo in pompa magna il nuovo album degli Urn i quali, in fatto di garanzie e sicurezze, si pongono tranquillamente in primissima linea.
A sei anni di distanza dall’ultimo “Iron Will Of Power”, il cordiale – si fa per dire – Sulphur ha riacceso i motori della sua macchina blackened/thrash per scaraventarci in pieno stomaco l’ennesima testata nucleare di riff demoniaci e letali. Dalla fabbrica finlandese di piombo fuso arriva il qui presente “Demon Steel”, sesto lavoro della band, intenzionata come sempre a non cambiare di una virgola, o quasi, il proprio intento primario: avanti dritto per dritto, senza mai azionare il freno a mano, seguendo i dettami naturali ed istintivi, targati ‘pane e ignoranza’, perpetrati in lungo e in largo da Desaster e Destroyer 666, costruendo così un sudorifero triangolo teuto-finnico-australiano.
Premiato da una produzione cristallina, in grado di amplificare così l’urto prepotente della sezione ritmica, e racchiuso da una cover ad alto tasso simbolico, “Demon Steel”, nella sua integrità artistica, aggiunge, o nello specifico, perfeziona un elemento melodico già presente negli ultimi lavori: un tocco di delicatezza che smussa il piano ferale dell’opera rendendola nel contempo ancora più maligna. Portabandiera di questa variante orecchiabile è sicuramente “Burning Blood’s Curse”, inno supremo della verve malefica degli Urn, punzonato a dovere da una linea chitarristica che ne abbellisce la trama. Un arrangiamento funzionale e vincente, in grado di scatenare un violento headbanging mentre l’intreccio melodico si incastona alla perfeziona nei nostri padiglioni auricolari, è invece il caso di “Heir of Tyrants”, con la sua furente scarica in blast-beat sulla quale i riff imbastiti da Sulphur e Axeleratörr si inseguono a menadito in modalità Possessed, anticipando una parte centrale più cadenzata ed armoniosa che sa di chiamata-alle-armi.
Trent’anni sul groppone (trentuno per la precisione) non sono pochi: ecco perchè la strategia bellica innescata dallo stesso Jarno Hämäläinen (alias Sulphur) è ultra-consolidata; sappiamo cosa offrono gli Urn, ergo non ci nascondiamo nel sottolineare, con soddisfazione, che altro da loro non ci aspettiamo.
Brani con tanto di coro ‘da stadio’ come “Are You Friends With Your Demons” alleggeriscono a modo loro gli assalti all’arma bianca garantiti e certificati dalla “Turbolence Of Misanthropy”, accoppiandosi a tracce super heavy come la glaciale “Iron Star”.
Come spesso accade, sopra lo strato abrasivo di fuoco e fiamme si poggia un inno più celebrativo, con tanto di forche innalzate al cielo: è questo il ruolo di “Wings Of Inferno”, grintosa e battagliera grazie al suo incedere da marcia incorporata; impossibile infine non citare infine “Ruthless Paranoia” il cui refrain, per uno strano scherzo del destino, ci riporta alla storica “Neurodeliri” firmata dai nostri Bulldozer.
Tornando alle preoccupazioni iniziali, gli Urn, con la loro cruda ed infuocata genuinità, ci hanno dato la possibilità di staccare la spina dalle inquietudini di tutti i giorni, colpendo a suon di riff anneriti il nostro povero cranio.
