URN – The Burning

Pubblicato il 26/08/2017 da
voto
6.5
  • Band: URN
  • Durata: 00:44:24
  • Disponibile dal: 28/07/217
  • Etichetta: Iron Bonehead Prod.
  • Distributore: Audioglobe

Dopo nove anni di silenzio, tornano i finlandesi Urn. E lo fanno con il qui presente “The Burning” in cui ci ripresentano la loro classica miscela di black-thrash senza fronzoli, bello ‘ignorante’. Il gruppo capitanato da Sulphur, infatti, dopo il terzo full-length, “Soul Destroyers” del 2008, si era praticamente sciolto; solo lo scorso anno, il leader bassista ha rimesso mano alla propria creatura, ricostruendola in toto con una nuova line-up, ricalcando la formula del power-trio, sinonimo di affidabilità e schiettezza. Come schietta è la scarica di riff maligni presentata nel nuovo album, depositata su una base di blastbeat nemmeno troppo frenetico ed inframmezzata da stacchi heavy e passaggi di speed, non disdegnando comunque una certa orecchiabilità di esecuzione, seguendo così il filone sonoro già tracciato da altre band simili come i Deströyer 666. Ma veniamo a noi. “The Burning”, dopo un’intro vagamente lussureggiante, prende il via con “Celestial Light” che, a conti fatti, sarà anche l’episodio migliore dell’intero lotto. Nell’opener, infatti, vengono riassunti gli elementi menzionati qualche riga sopra: una corsa fulminea su cui la voce di Sulphur innalza il coro che dà il titolo al brano stesso. Ciò che arriva dopo invece è una sorpresina, forse banale, ma che farà piacere, o quanto meno sorridere, ai fan più accaniti dei Motörhead. Prendete il riff di “Ace Of Spades” (avete presente?), piantategli sopra la voce semiurlata del singer finlandese ed avrete “Hail The King”. Una sorta di black’n’roll davvero trascinante. Quello che, almeno fin qui, potrebbe essere un buonissimo album, prende in realtà una virata monotematica, sia a livello sonoro sia di songwriting. A partire da “Mordid Black Sorrow”, un midtempo abbastanza sostenuto si erge a padrone della linea ‘melodica’ scelta dagli Urn, alternandolo a intermezzi più strumentali e cadenzati. Non che i brani suonino male, più che altro risultano tutti molto simili. Le medesime sonorità, infatti, balzano immediatamente all’orecchio nelle successive “Sons Of The Northern Star” e “Nocturnal Demons”, mentre in “Wolves Of Radiation” i toni rallentano di parecchio creando un mix di black & heavy a dir poco cantabile in un’eventuale sessione live. Nella loro coerenza musicale gli Urn seguono pure una sorta di concetto di ‘fratellanza’, inserendo, praticamente in ogni brano, un coro o comunque un refrain facilmente memorizzabile: di ciò ne dà perfetta testimonianza “All Will End In Fire”. Da parte sua “Falling Paradise”, pur alzando il tiro della velocità, non cambia di una virgola quanto ascoltato fino a questo punto, rimanendo così incollato al monolitico ritmo-da-headbanging ormai dominante. La titletrack, infine, arriva proprio a chiusura d’album: una strana marcia in cui il nostro Sulphur alterna il classico scream smorzato ad un cantato più pulito, soprattutto in fase di ritornello. Che dire? Gli Urn sono come il loro nome: semplici, diretti, senza tante sperimentazioni. Direttamente dalla Finlandia, per tutti gli appassionati del genere.

TRACKLIST

  1. Intro - Resurrection
  2. Celestial Light
  3. Hail The King
  4. Morbid Black Sorrow
  5. Sons Of The Northern Star
  6. Nocturnal Demons
  7. Wolves Of Radiation
  8. All Will End In Fire
  9. Falling Paradise
  10. The Burning
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