URSA – Abyss Between The Stars

Pubblicato il 12/11/2018 da
voto
6.5
  • Band: URSA
  • Durata: 00:46:21
  • Disponibile dal: 02/11/18
  • Etichetta: Blood Music
  • Distributore:

Stregoni, draghi, grotte abitate da ragni malvagi, le immancabili streghe e perfino yeti africani (ebbene sì). L’immaginario dei californiani Ursa è vivido anche se in buona parte affetto dai cliché che caratterizzano miriadi di band stoner/doom. Fresco di debutto, il gruppo – che ha curiosamente alle spalle un paio di dischi live – esce, altrettanto curiosamente, con Blood Music, etichetta finlandese solitamente dedita a sonorità decisamente più cupe e feroci.
In un’epoca nella quale l’immagine è (o meglio sembra essere) fondamentale per qualsiasi nuova band, il trio statunitense si presenta con un artwork e un logo che ricordano più un’improbabile band est europea di qualche anno fa che un power trio appassionato di riffoni e rallentamenti anni ’70, come immaginiamo fosse nelle intenzioni. Se il primo impatto, prettamente esteriore, lascia perplessi, lo scetticismo lascia presto il posto ad un’impressione positiva appena si schiaccia il tasto play (e del resto è di musica che parliamo). “Wizard’s Path” fonde doom roccioso e solido e suggestioni semi-acustiche ipnotiche e notturne. Il cantante si fa notare per la grande versatilità stilistica e non mancano incursioni in territori più oscuri e pesanti (i tre musicisti vengono dal death/black melodico e progressivo dei misconosciuti Cormorant). Si prosegue attraverso strade altrettanto pervase da epicità con un incedere trascinante che lascia talvolta spazio ad accelerazioni e soluzioni di batteria degne di situazioni più estreme. “Dragon’s Beard” si caratterizza per tutto questo e per un ottimo intervento di chitarra solista. Black Sabbath, Cathedral, Solitude Aeturnus, Orange Goblin e Pallbearer, impossibile non pensare a queste band proseguendo nell’ascolto di “Abyss Between The Stars”, un disco che si rivela lontano dai trend e anzi molto classico, con giusto una punta di stoner a dare groove e riscaldare il sound, senza per questo perdere una briciola di pesantezza e rimanendo sempre ben a fuoco. “Cave Of The Spider King” aumenta la dose di stoner rock blueseggiante e psichedelico, mentre “The Mountain” ha quasi il sapore di una ballata elettrica, un anthem melodico e dal gusto inconfondibilmente a stelle e strisce che lascia qualche perplessità. Piccole ingenuità e l’impressione che non tutto sia esattamente a fuoco, ma alla fine prevalgono gli aspetti positivi che ne fanno un debutto interessante e decisamente godibile.

TRACKLIST

  1. Wizard's Path
  2. Dragon's Beard
  3. Serengeti Yeti
  4. Thirteen Witches
  5. Cave of the Spider King
  6. The Mountain
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