8.0
- Band: USNEA
- Durata: 00:55:41
- Disponibile dal: 08/09/2017
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
Un full length che fa quasi il paio con “Exercises In Futility” dei Mgla, e non solo per il titolo; il senso di disperante visione della vita, filtrato qui anche dai riferimenti letterari è fortissimo, e fa di questo terzo lavoro degli Usnea il loro apice creativo, almeno fino a questo momento. Si citano nelle note all’album autori come Gene Wolfe o Frank Herbert, e si sente la forte introiezione di temi alti, ma è soprattutto la musica a parlare; fin dalla chitarra ribassata e accompagnata dall’invocazione sublime e terribile che apre “Eidolons And The Increate”, un brano che nel resto dei suoi dodici minuti unisce alla lenta malinconia dei My Dying Bride un cantato lancinante e improvvise accelerazioni che accompagnano i nostri battiti cardiaci. Anche “Lathe Of Heaven” persegue strade dilatate, e anche se la parte più complessa è forse l’arpeggio di chitarra iniziale, il trasporto è fortissimo. “Demon Haunted World” vero capolavoro del lotto, è un brano che trae nuovamente molto dalla lezione del death-doom inglese, pur con la voce di Justin Cory sempre allineata, con personalità, alla scuola post/sludge americana. “Pyrrhic Victory” e la conclusiva “A Crown Of Desolation” sono i brani più vicini alle loro cadenze tradizionali, per così dire; ma la pesantezza di matrice Yob si sposa, come sempre, a un impianto di riff coinvolgente e ipnotico, che rende l’assalto emotivo parimenti efficace nei momenti più catacombali e in quelli più veloci. L’alternarsi del cantato stridente, marcio e doloroso a pezzi quasi declamati è funzionale come in pochi casi, così come i passaggi più tribali di batteria, particolarmente presenti nel penultimo brano. C’è insomma tutta la classe che i quattro avevano già messo in mostra in passato, ma con un’apertura di riferimenti ben più ampia e filtrata ottimamente, che davvero fa di questo album una chicca in vista dell’autunno e dell’appassimento della vita.
