8.0
- Band: USNEA
- Durata: 00:57:11
- Disponibile dal: 11/11/2014
- Etichetta:
- Relapse Records
- Distributore: Audioglobe
Locrian, Nux Vomica, Horseback, Atriarch, Hope Drone, e anche Usnea… Impensabile vedere una qualsivoglia fonte di potenziale guadagno in band come queste, talmente estreme e anti-commerciali. Per questo ci sentiamo di toglierci il cappello di fronte alla Relapse Records, label che nonostante le botte di testa e scavallate nel mainstream tipo Toxic Holocaust e Obituary, sembra rimanere sempre e comunque un caposaldo dell’underground. E non solo un bastione di intransigenza per i sound più lerci e demoniaci in circolazione ma anche una label che dimostra di essere una ottima talent scout dall’occhio molto attento e dall’orecchio molto raffinato. In questo contesto si inserisce alla perfezione anche la band exteme-doom di Portland Usnea, un quartetto che aveva fatto già risuonare il proprio nome un paio di anni fa nell’underground grazie ad un debut album massiccio e straniante che faceva ben sperare sul corso del gruppo e che aveva generato notevole interesse attorno alla proposta dei Nostri. E gli Usnea non si sono fatti pregare, realizzando infine un followup album che si inserisce alla perfezione entro la scia del debutto, per poi eclissarlo in tutto mostrando una maturità, una preparazione e una caparbietà tra primo e secondo album che quasi si stenta a credere di star parlando della stessa band. Stavolta i Nostri sono stati capaci di inserire nel loro doom funereo e desolato tantissimi altri elementi alieni dal genere riuscendo poi ad intrecciarli e tesserli tra loro con stile superlativo e finendo infine per avere per le mani un lavoro che trasuda personalità e carattere da tutti i pori. In queste quattro tracce di sludge-doom barbarico e abissale gli Usnea hanno saputo riunire sotto lo stesso tetto i build-up monumentali in salsa post-metal degli Year of No Light e dei Neurosis, il blackened sludge lercio e avvilente di band come Coffinworm, Indian e Lord Mantis (incluse le sporadiche e annichilenti accelerazioni in pieno stile black che la fusione dei due generi spesso comporta) e lo sludge-doom monumentale e catastrofico di autentici mostri nel genere come Thou, Corrupted, Hell, Moss e Grief. La cosa stupefacente degli Usnea è che non si fermano mai alle ovvie regole del gioco ma sembrano sempre voler osare su più fronti. Ecco che come fulminei sprazzi allucinatori, dalle loro canzoni fanno capolino momenti di puro noise-ambient, altri di etereo e riflessivo spoken word, mentre in altri si assistono a momenti quasi shoegaze e minimalisti con sorprendenti inserti di voci pulite e cori che donano alla musica un senso di bellezza e magniloquenza davvero impossibile da non amare, quasi la band sia riuscita a tirare fuori melodie e delicatezza dal lerciume più ignobile e innominabile. Con quattro tracce lunghe un quarto d’ora l’una e una lunghezza complessiva di un’ora capirete sin da subito che si impiegherebbero giorni a spiegare nel dettaglio ogni angolo espressivo e ogni variazione di questo disco, un disco che tra l’altro sembra aver voluto fare della imprevedibilià e la dinamicità stilistica dei veri e propri cavalli di battaglia. Quello che possiamo dirvi però con certezza è che nonostante la durata e spesso la ripetitività e la lentezza immonda del lavoro – come d’altronde un disco extreme doom deve essere – gli Usnea sono sorprendentemente riusciti a creare uno dei dischi sludge-doom più dinamici, coraggiosi, visionari e personali apparsi sulla scena di appartenenza in questo 2014.
