7.0
- Band: USURPRESS
- Durata: 00:39:29
- Disponibile dal: 09/23/2016
- Etichetta:
- Agonia Records
Con il nuovo “The Regal Tribe” gli Usurpress proseguono il discorso avviato con l’interessante “Ordained”, uscito quasi esattamente due anni fa. Partiti come brutale gruppo crust/death metal, gli svedesi hanno provato a sperimentare un songwriting meno diretto con il secondo full-length, decidendo quindi di non guardarsi indietro all’appuntamento con questo nuovo lavoro. Ancora una volta, la band (recentemente raggiunta dal validissimo Matte Modin alla batteria) si muove alla ricerca di nuove lande, provando ad arricchire sempre di più un sound che in origine sembrava destinato al più puro immobilismo. Prendendo forse esempio da altre apprezzate formazioni svedesi come Agrimonia e Morbus Chron, i Nostri da un paio d’anni a questa parte hanno iniziato a mettere in mostra una insperata versatilità e “The Regal Tribe” si rivela appunto una nuova dimostrazione di questa rinnovata mentalità. Accenni prog, seventies e psichedelici (oltre ad un vago mood black metal nel finale del disco) allungano e affinano il death metal degli Usurpress, che, pur senza mai dare vita a canzoni realmente clamorose, spesso e volentieri riescono a trovare un agile compromesso fra essenzialità e alcuni interessanti variazioni sul tema. L’opener “Beneath The Starless Skies” in questo senso vale da perfetto biglietto da visita, aprendosi in maniera ruvida e schietta per poi decelerare in un fumoso downtempo sul quale si staglia un gustoso assolo di chitarra. “Throwing the Gift Away” approfondisce l’aspetto più elegiaco della proposta grazie ad un incipit quasi doom, mentre su un pezzo come “The Sin That Is Mine” la band si lascia guidare da una ritmica marziale con ottimi risultati, facendo intravedere anche discrete potenzialità in tema di orecchiabilità. In conclusione, gli amanti del lato “sperimentale” degli Usurpress probabilmente saranno lieti di ritrovare la formazione nuovamente alle prese con trame più dense e controllate; se invece siete di anima punk, non vi resta che riprendervi i vecchi lavori, perché su quella strada pare non si tornerà più.
