7.5
- Band: VAFURLOGI
- Durata: 00:48:55
- Disponibile dal: 26/06/2026
- Etichetta:
- Norma Evangelium Diaboli
I Vafurlogi tornano con “Gneisti af eldi Guðs”, seconda prova di un progetto che continua a distinguersi all’interno della scena black metal islandese per una ricerca non sempre sovrapponibile alle esperienze parallele del suo autore. A poco meno di due anni dall’apprezzato debutto “Í vökulli áþján”, il mastermind Þórir Garðarsson – già chitarrista di realtà fondamentali nel panorama locale come Svartidauði e Sinmara – riapre il proprio archivio di composizioni, recuperando materiale nato in periodi differenti: alcune idee più recenti convivono infatti con brani, frammenti e intuizioni risalenti anche a una ventina d’anni fa. Il risultato è un album che mantiene una forte continuità con il capitolo precedente e che restituisce ancora una volta il particolare equilibrio tra memoria e rielaborazione che sta alla base del progetto.
Come raccontato dallo stesso musicista in occasione della nostra intervista in occasione della pubblicazione del primo album, l’obiettivo è sempre stato quello di costruire un’identità distinta rispetto ai gruppi con cui ha già lasciato il segno. Se Svartidauði e Sinmara hanno spesso esplorato territori più obliqui, foschi e avanguardistici, qui il punto di partenza è un rapporto più diretto con una certa tradizione black metal, soprattutto quella norvegese degli anni Novanta. Non si tratta però di un semplice esercizio nostalgico: le coordinate di questa vecchia scuola vengono filtrate attraverso una sensibilità islandese fatta di tensioni sottili, atmosfere sospese e una gestione del riffing che fa il possibile per evitare soluzioni troppo prevedibili.
Davanti a tali premesse, “Gneisti af eldi Guðs” può essere considerato una prosecuzione naturale del debutto, quasi una seconda parte dello stesso percorso. Le differenze sono appunto minime, sia nell’impostazione sia nel clima generale, e anche il leggero aumento della durata complessiva non modifica realmente la formula. I brani avanzano seguendo una logica interna precisa, affidandosi più alla stratificazione delle sfumature che a cambi di direzione evidenti. È proprio qui che emerge una delle caratteristiche più prominenti dei Vafurlogi: un incedere composto, paziente ed elegante, lontano tanto dalla furia incontrollata quanto da una ricerca di melodie immediatamente riconoscibili.
La musica del progetto vive infatti di accumuli progressivi e sottrazioni, di dettagli che affiorano lentamente e spesso richiedono più ascolti per essere assimilati. Le chitarre di Garðarsson, non a caso, mantengono in parte quel carattere enigmatico che ha contraddistinto il suo lavoro precedente: anche quando si muovono dentro formule apparentemente familiari, riescono a introdurre deviazioni, piccoli scarti e inclinazioni personali che impediscono ai brani di trasformarsi in semplici omaggi alla tradizione. Per questo “Gneisti af eldi Guðs” beneficia particolarmente di un ascolto attento, magari in cuffia, perché molto del suo fascino si nasconde nei passaggi meno appariscenti. Siamo insomma al cospetto di un altro album in cui gli eventi non vengono necessariamente annunciati, ma lasciati emergere con gradualità. Tra gli episodi più riusciti troviamo “Vafurlogi” e “Að handan”, brani capaci di condensare al meglio quella combinazione di freddezza, malinconia e controllo che rappresenta il marchio di fabbrica del progetto.
In sintesi, rispetto al debutto non siamo davanti a una rivoluzione, ma piuttosto a un consolidamento. I vertici raggiunti dalle opere di Svartidauði non vengono lambiti, ma Vafurlogi continua a dimostrarsi una creatura dotata di una voce propria e soprattutto interessante, con una proposta che preferisce lavorare sulle pieghe della composizione, costruendo un black metal tradizionale solo in superficie, ma a ben vedere personale nella sostanza. Ed è proprio questa misura a renderlo un ascolto tanto raffinato quanto persistente.
