VANESSA VAN BASTEN – Yes

Pubblicato il 09/05/2026 da
voto
7.0
  • Band: VANESSA VAN BASTEN
  • Durata: 00:41:57
  • Disponibile dal: 08/05/2026
  • Etichetta:
  • Subsound Records

I Vanessa Van Basten nascono nel 2004 come progetto del polistrumentista Morgan Bellini, a cui si aggiunge poco dopo Stefano Parodi al basso. L’obiettivo del duo è quello di costruire colonne sonore per film inesistenti, capaci di sopperire alla mancanza delle immagini grazie a una serie di suggestioni post-rock, sludge e shoegaze, adottando un approccio non lontano da molte realtà post-metal emerse agli inizi del nuovo millennio.

In questo contesto, il loro debutto “La Stanza di Swedenborg” va annoverato tra le uscite più significative in ambito post-rock, nonostante dopo questo eccellente esordio la band abbia seguito un percorso tortuoso tra EP, split, raccolte di cover e outtakes (su etichette differenti, peraltro), concedendo solo un’altra uscita su lunga distanza (“Closed to the Smart/Dark/Door” nel 2011), e tenendosi lontana da social e promozioni. Il gruppo, in fondo, sembra mostrare il medesimo carattere della musica che produce: l’equivalente di una ragazza che se ne sta accigliata ai bordi di una sala da ballo, rifiutando, tra lo sdegnoso e il sarcastico, ogni invito a godersi la vita.
Il nuovo album “Yes” esce dunque, per Subsound Records a quindici anni di distanza dal precedente e si mostra alieno sin dalla copertina ambigua, che preannuncia l’ispida “Dying in my Bed”, passo sgraziato alla June of 44 di “Engine Takes to Water”, da cui si aprono gli squarci melodici e suggestivi, di cui era campione Aaron Turner con i suoi Isis.
“Spittincoton” rimescola ulteriormente le carte, introducendo un’atmosfera psych sopra un tappeto di chitarre grunge, ma è con “Giornata de Legno” (risposta a “Giornada de Oro”, sull’album d’esordio) che le cose si fanno più intriganti, e dietro quelle chitarre acustiche a dettare un tempo mutevole, che rischia di deragliare ad ogni passaggio, ci sembra quasi di scorgere i Tortoise di “TNT”.
Mentre il canonico il post-rock elettrico, alla lunga noiosetto, di “Heartheaven” risulta l’unico brano in cui possiamo riscontrare chiaramente l’influenza dei Mogwai, i tredici minuti de “La Vita è la Droga della Morte” (ci permettiamo di glissare sulla scelta dei titoli) si perdono tra shoegaze, sadcore (nel movimento centrale, dove affiora il contributo gentile di un synth) e post-metal durante la coda satura di rumore, risultando il pezzo più significativo  (se non bello) della scaletta.
“Nicaragua” infine chiude la setlist come un Giano bifronte: prima rilassato sciabordio di arpeggi e poi una rincorsa elettrica trascinata da un drumming liberatorio, un episodio che (come “Spittincotton”) ci fa riflettere sulle potenzialità della band, qualora decidesse di abbandonarsi più spesso ad un tono meno pensoso.

Pur mancando le vette compositive de “La Stanza di Swedenborg”, “Yes” è dunque un buon ritorno per i Vanessa Van Basten, capace di riprendere il filo di un discorso che, tra uscite estemporanee e pause forzate, si era ormai sfilacciato.
Sta ora a Morgan Bellini e ai suoi sodali il compito di continuare a lavorare sulla propria musica con maggiore continuità, ragionando su ciò che si è scritto di getto e limandone qualche imperfezione. Per il momento bene così, anche se ci piacerebbe vederla ballare ogni tanto, la ragazza altera di cui si parlava poco sopra.

TRACKLIST

  1. Dying In My Bed
  2. Spittincotton
  3. Giornata de legno
  4. Heartheaven
  5. La vita è la droga della morte
  6. Nicaragua
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