VASTUM – Patricidal Lust

Pubblicato il 10/12/2013 da
voto
7.5
  • Band: VASTUM
  • Durata: 00:37:12
  • Disponibile dal: 12/11/2013
  • Etichetta: 20 Buck Spin
  • Distributore:

Marcissimi, putrefatti, purulenti, sanguinari, grotteschi, e soprattutto fottutamente heavy. Eccoli i Vastum del “nostro” Luca Indrio (anche negli Acephalix e nei Necrot), di Leila Abdul-Rauf (Hammers of Misfortune ed ex-Saros), e di Dan Butler (Acephalix), una band che ha saputo unire sotto lo stesso tetto la decadenza putrescente degli Autopsy, l’estro funesto ed epico dei Bolt Thrower, il taglio nordico-malsano dei Nihilist e gli abissi degli Incantation. Non ci sono ambiguità, non c’è alcuna congettura o interpretazione da fare, non parliamo di alcuna commistione di generi, né di alcun qualsivoglia slancio all’innovazione o all’originalità. Qui ogni forma di pretenziosità o presunzione musicale volta al futuro è bandita del tutto, e persino umiliata. Nel secondo nuovissimo album della death metal band di Oakland c’è solo tantissimo – una valanga – di death metal old school marcissimo e suppurante. A differenza della band “gemella” dei Nostri, ovvero degli Acephalix, i quali sfruttano la funesta intensità del crust e del punk per veicolare il loro putrefattissimo verbo musicale, la formula dei Vastum è ben più radicata nel doom, e a tratti si sfiorano addirittura i territori comatosi dei Winter (alcuni momenti di “Enigma of Disgusts”) e dei Disembowelment (altri istanti di “Repulsive Arousal”). Il resto è tutto disegnato e dettato da dei mid-tempo old school death assolutamente spaccaossa in cui una doppia cassa grassa e centellinata e un riffing gelido, pachidermico e cesellante creano scenari di assoluto trionfo death-doom e cavalcate luride e bitumose di death metal marcissimo infestato dallo sludge. La opener “Seasons in the Claustrum (The Libidinal Spring)” ha il suono di una valanga di cadaveri. Sei minuti di catramose bastonate sulle giunture che rievocano con nettezza estrema i picchi di luridissima gloria death-doom toccati dai Disma in “Towards The Megalith”. “3 AM in Agony” addirittura va rivangare i primi Obituary di “Slowly We Rot” per poi deprimere il tutto nel finale in un midtempo strisciante e avvilito che ricorda i primi Gorefest. “Incel” e la titletrack chiudono il cerchio in maniera spietata in un putrefattissimo e abominevole tripudio di primi Asphyx, primi Death, Incantation, Autopsy, Morgion, Unholy e perfino con una spruzzata di primi Sepultura. Insomma un album bestiale, spietato e orrifico di fronte al quale nessuna entità musicale alternative, “delicata” o vagamente “meno-metal” troverebbe alcuna pietà. Questo disco è metal fin nel midollo ed è stato concepito per veicolare un orrore in primis indiscutibile, immenso e onnipotente e in ultima istanza, iconico, fierissimo e senza tempo. Bomba.

TRACKLIST

  1. Seasons In The Claustrum (The Libidinal Spring)
  2. Enigma Of Disgust
  3. A.M. In Agony
  4. Incel
  5. Patricidal Lust
  6. Repulsive Arousal
1 commento
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