VEIL OF CONSPIRACY – Shape Of Grief

Pubblicato il 18/03/2025 da
voto
7.5
  • Band: VEIL OF CONSPIRACY
  • Durata: 00:58:35
  • Disponibile dal: 10/01/2025
  • Etichetta:
  • Meuse Music Records

Da ormai diversi anni i Veil Of Conspiracy sono parte di quella scena romana che ha sfornato gruppi quali Ars Onirica, Rome In Monochrome e The Foreshadowing tra gli altri, diversi per sonorità ma accomunati da un’attitudine comune.
Nati nel 2011 come Astral Domine, i capitolini giungono con “Shape Of Grief” alla terza pubblicazione con una formazione rinnovata per tre quinti: in uscita il bassista Christian Marchese, il batterista Davide Fabrizio ed il cantante Alessandro Sforza, sostituiti nei rispettivi ruoli da Federico Bardzky (Nyx), Diego Tasciotti (Handful Of Hate, Dawn Of A Dark Age, Notturno) e Nicola Belotti (For The Storms), mentre i superstiti sono i due chitarristi Emanuela Marino e Luca Gagnoni.
A dispetto di tutti questi cambiamenti, la band di Roma non ha perso la propria identità ed il nuovo arrivato suona come la prosecuzione ideale di “Echoes Of Winter”, frutto di idee ben chiare e di un processo di maturazione ormai definito: le fondamenta death/doom metal sono sempre solide, ma l’impressione è quella di ascoltare di qualcosa di ancor più strutturato che in passato, con dense impalcature progressive e frequenti incursioni in territori gothic.
Tutto ciò che è dolore, mancanza, solitudine, struggimento esce dai solchi di questo disco, ma sempre con un barlume di speranza, un filo di luce che non si spegne mai e che contrasta il buio che ci avvolge. Ritmi lenti che sporadicamente accelerano in modo impercettibile ed atmosfere pesanti interrotte da squarci di melodia sono la costante di undici brani corposi ed intensi, mentre l’operato di Belotti si divide tra un growling profondo ed un cantato pulito malinconico.
L’influenza che si sente più netta è quella dei Novembre – non potrebbe essere altrimenti per estrazione musicale e provenienza geografica –  e la si percepisce fortemente nella voce, oltre che in quella complessità di composizione che porta all’alternarsi di linee melodiche e parti aggressive, ma un’ispirazione evidente sono anche gli Swallow The Sun. Tra i brani che spiccano sicuramente possiamo citare “Burden”, tra Anathema e Katatonia, divisa in due da un assolo di chitarra inconsueto per il genere, l’intensa “My Eternal Grief” e “Silent Dirge”, un doom metal tetro e soffocante che concede un po’ di respiro solo nel finale. Masterizzazione e missaggio, non semplici in pezzi così stratificati, sono ad opera del solito Øystein Garnes Brun, ormai una certezza con questo tipo di sonorità.
Nonostante le radici musicali siano ancora molto ingombranti, “Shape Of Grief” è un disco che convince in tutta la sua lunga durata, principalmente perché riesce a tradurre in canzoni tutti gli stati d’animo più cupi e minacciosi. Il prossimo obiettivo potrebbe essere quello di aggiungere un pizzico di originalità in più, per compiere il balzo in avanti decisivo.

TRACKLIST

  1. How Far is the Light?
  2. Nothing In This Sorrow
  3. Burden
  4. Distant Waves
  5. On Grey Fields
  6. Empty Shores
  7. In Misery Alone
  8. Ocean of Despair
  9. Endless Void Within
  10. My Eternal Grief
  11. Silent Dirge
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