7.5
- Band: VEILBURNER
- Durata: 00:51:51
- Disponibile dal: 14/11/2025
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
Spotify:
Apple Music:
Ad un anno esatto da “The Duality Of Decapitation And Wisdom” tornano i Veilburner, con l’ottavo album in undici anni di carriera: non male per una band che ha sempre cercato di non riciclare le proprie idee, aggiustando il tiro ad ogni uscita. Forse, analizzando la discografia degli americani, è mancato il disco della definitiva consacrazione, ma la prolificità non è mai andata a scapito di una qualità sempre piuttosto alta e, soprattutto, di una voglia di stupire talvolta perfino eccessiva.
Il nuovo disco “Longing For Triumph, Reeking Of Tragedy” rientra in pieno in questa parabola artistica, ripetendo i molti pregi e qualche difetto che la band della Pennsylvania si porta dietro da sempre, in cinquanta minuti di black/death metal affrontati con un marcato approccio avant-garde e con la consueta frenesia ed imprevedibilità.
Avevamo già notato come, perlomeno da “Lurkers In The Capsule Of Skull” del 2021 in poi, la componente death metal fosse diventata predominante, ma è altresì impossibile non rilevare come sia aumentata la quota occupata dai suoni psichedelici, già presente in passato e qua ancor più consistente, pur non mancando sprazzi di pura ferocia. Riff dissonanti, voci variegate e sintetizzatori sono gli ingredienti che Mephisto Deleterio e Chrisom Infernium, i due membri del gruppo sin dalla sua nascita nel 2014, mischiano con audacia per creare atmosfere deliranti, in una sorta di cerimonia rituale dominata dal caos.
Non tutti i brani funzionano, principalmente a causa di alcune melodie ripetute in modo ossessivo, ma in alcuni di essi si raggiungono picchi notevoli, come “Longing for Triumph…”, una versione folle del sound cadenzato degli ultimi Rotting Christ, “Rigor & Wraith”, con sonorità acide quanto quelle degli Oranssi Pazuzu, oppure “That Which Crypts Howls Grandeur”, vicina a quei Deathspell Omega che da sempre paiono essere un punto di riferimento degli statunitensi.
Probabilmente non scriveranno mai l’album perfetto, e anche in questa occasione un paio di tracce che non aggiungono molto (su tutte “Pestilent Niche”) al risultato finale ci fanno pensare che un minutaggio minore avrebbe giovato, ma i Veilburner si confermano tra gli interpreti più credibili di quel mondo musicale sotterraneo che di tanto in tanto val la pena frequentare.
