VELMORTH – Feral Dominion

Pubblicato il 02/12/2025 da
voto
7.5
  • Band: VELMORTH
  • Durata: 00:41:28
  • Disponibile dal: 06/12/2025
  • Etichetta:
  • Purity Through Fire

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Nel corso degli anni, l’etichetta tedesca Purity Through Fire è diventata un punto di riferimento irrinunciabile per tutti gli amanti di un certo modo prettamente old-school di intendere il black metal: le sue uscite sono, infatti, tutte marchiate a fuoco da un’incondizionato amore per lo spirito primigenio che animava le band appartenenti alla cosiddetta ‘seconda ondata’ del genere.
Non fa eccezione questo “Feral Dominion”, album di debutto dei Velmorth, nuova creatura dell’instancabile Revenant (già attivo con act ben noti ai seguaci della scena black quali Sarkrista, Order Of Nosferat e Siechknecht): quello che troverete fra questi solchi è infatti un black metal fieramente ‘old and raw’ (sebbene intelligibile nell’esposizione), chiaramente ispirato alla scena scandinava della prima metà degli anni Novanta (Immortal e Darkhtrone su tutti, per quanto concerne i momenti più ruvidi e  ferali), innervato da spunti riconducibili ai primi vagiti di quello che sarebbe poi evoluto nel symphonic e nell’ambient black metal – primissimi Dimmu Borgir e Gehenna, ma anche primi Summoning e Burzum, senza dimenticare gli spunti ‘medieval’ dei primi Satyricon, per quanto concerne, invece, i momenti più atmosferici ed evocativi – per un risultato che non potrà non incontrare i favori degli amanti del black metal più puro e ‘fedele alla linea’, ma anche pregno di sentori malinconici ed arcani.

A calarci nel mondo oscuro e al contempo ammaliante dei Velmorth ci pensa l’epica e notturna intro “To Become God”, ma è con l’arrembante title-track che l’album prende definitivamente quota.
Colpiscono subito il riffing, ruvido ma altresì capace di tratteggiare traiettorie melodiche ben definite, e la capacità degli inserti di synth (dai connotati deliziosamente lo-fi) di evocare scenari sospesi fra le pieghe del tempo e della realtà, caratteristiche che ritroveremo lungo l’intera durata di questa riuscita opera prima.
Fra gli episodi migliori è impossibile non citare, fra le altre, la feroce “Ascend In Chaos Fury” (capace di avvincere grazie alla sua capacità di mantenere intatto il suo afflato oscuramente epico nonostante il martellamento continuo cui sottopone i padiglioni uditivi dell’ascoltatore), l’evocativa ed arcaica “Imperial Wraithwoods” (le cui linee di synth, tanto semplici quanto efficaci, riescono davvero a trasportare il suddetto ascoltatore in una dimensione ‘altra’) o la splendida “Approaching Wrathstorm” (forse la migliore in assoluto,  grazie al suo costrutto variegato e avvincente, capace di condensare tra i suoi solchi l’intero spettro del sound dei Nostri in un perfetto equilibrio fra ferocia e atmosfera), ma è l’intero album a convincere per compattezza e chiarezza di intenti, rispondendo con una capacità di scrittura avvincente e ad alto contenuto immaginifico alle possibili accuse di manierismo e citazionismo che qualche ascoltatore maggiormente votato all’evoluzione gli potrebbe muovere, basandole sull’evidente, incontrovertibile e assolutamente ricercato legame sussistente fra questo “Feral Dominion” e le sue fonti di ispirazione.

In questo album si respira amore incondizionato e viscerale per le proprie sonorità di riferimento, ed è ad ascoltatori animati dal medesimo, incorrotto, sentimento che l’album si rivolge; si astengano, quindi, gli amanti delle superproduzioni di plastica, dei plug-in ‘carini e omologati’ e delle orchestre da cento elementi alla volta: qui si fa black metal come si faceva una volta, con belle canzoni e zero concessioni alle carinerie da social media. Prendere o lasciare.

TRACKLIST

  1. To Become God
  2. Feral Dominion
  3. Ascend In Chaos Fury
  4. Hail Eternal Warspirit
  5. Imperial Wraithwoods
  6. Savage Fire Ascension
  7. Approaching Wrathstorm
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