4.0
- Band: VELVET REVOLVER
- Durata: 00:56:56
- Disponibile dal: 08/06/2004
- Etichetta:
- RCA
- Distributore: BMG
Spotify:
Apple Music:
L’ascolto ripetuto di questo attesissimo album mi ha convinto ancora di più della veridicità delle parole pronunciate qualche anno fa da Axl Rose, frecciate gratuite sulle mediocri qualità musicali di Slash: un chitarrista incapace di partorire dalla propria Les Paul riff e soluzioni che andassero al di là degli stilemi rock blues e del rock and roll formato Aerosmith. Già, perché “Contraband” sa di vecchio, terribilmente vecchio, un papocchio votato alla modernità, ma che di moderno in termini pratici ha soltanto la cuffia di lana del ritmico Dave Kushner. C’è qualcosina dell’impatto di “Appetite…” nell’iniziale “Sucker Train Blues”, episodio veloce in linea con quel sound ruvido ed irriverente del quale i primi GNR erano alfieri assoluti, ma a partire dalla successiva “Do It For The Kids” inizia un’interminabile sequela di brani mediocri, dai refrain che vorrebbero essere ruffiani, ma che all’atto pratico non riescono ad uscire dalle gabbie di un grunge annacquato, irrigidito su soluzioni che non possono non richiamare gli Stone Temple Pilots più melensi. Colpa del bizzoso Scott Weiland? Sarebbe ingeneroso scaricare sul bravo vocalist le responsabilità del sound ad intermittenza di “Contraband”: l’ex STP ce la mette davvero tutta per rendersi credibile, soprattutto nelle ballate elettriche (l’autoreferenziale “Fall To Pieces”) e nel singolo da “boyband incazzata” “Set Me Free”, ma come dimenticare che quest’uomo altro non è che una copia sbiadita dei giganti del grunge? Una vita intera trascorsa nel tentativo di emulare le inflessioni vocali dei vari Layne Staley ed Eddie Vedder, un artista di serie B che il destino ha voluto incrociasse il cammino di musicisti annoiati in cerca di riscatto. Flop dell’anno, nonostante appare ipotizzabile per i nomi coinvolti lo stesso boom di vendite che baciò lo scorso anno gli Audioslave di Cornell.
