VENGEANCE ARSENAL – Spear of Armageddon

Pubblicato il 07/08/2026 da
voto
7.0
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L’impressione, ascoltando “Spear of Armageddon”, è quella di trovarsi davanti alla colonna sonora di un’antica battaglia contro orde demoniache, con quel gusto per l’epica oscura e certo fantasy che rimanda più al cinema d’avventura degli anni Ottanta che all’immaginario apocalittico e opprimente spesso in voga nel mondo extreme metal contemporaneo. La copertina di Andreas Marschall gioca un ruolo importante in questa suggestione, visto che, assieme a certe melodie chitarristiche, riesce a evocare scenari che sembrano usciti da un film come “L’armata delle tenebre”: oscurità e demoni, certo, ma anche un senso di slancio e di avventura – oltre alla voglia di non prendersi troppo sul serio – che rende il tutto coinvolgente.

Il nuovo progetto di Rory Flay – instancabile musicista del Pacific Northwest già attivo in moltissime formazioni, tra cui ci piace ricordare in primis Triumvir Foul e Ash Borer – si presenta infatti con coordinate ben diverse rispetto a quelle delle sue band più conosciute. I Vengeance Arsenal costruiscono un linguaggio che prende chiaramente le mosse dai primi Rotting Christ e, più in generale, dalla scena black metal ellenica del periodo 1993-1996, senza però fermarsi a quel modello. Su quella base vengono infatti innestati continui richiami allo speed, al thrash e al death metal, dando vita a un insieme piuttosto dinamico, il quale passa con una certa naturalezza da uptempo concitati a cavalcate dal respiro quasi heavy metal.
Non a caso, nel corso dell’ascolto tornano spesso alla mente realtà ‘ibride’ come Ares Kingdom, Armoured Angel e Arghoslent, proprio per questa capacità di fondere linguaggi differenti senza che uno finisca per prevalere definitivamente sugli altri. I brani possono partire con un’aggressività tipicamente estrema e, nel giro di poco, aprirsi in progressioni ampie e trascinanti, dove la componente melodica assume un ruolo fondamentale. È proprio questa vena a distinguere maggiormente il disco: le melodie non servono ad alleggerire il clima, ma a conferirgli un carattere quasi euforico, trasformando molti passaggi in autentiche cariche all’arma bianca. L’unico elemento che continua a mantenere un’aura realmente maligna è la voce, acida e abrasiva, che vincola il tutto al mondo del black e del death metal anche quando le chitarre assumono toni decisamente più eroici.
La produzione, chiara ed equilibrata, valorizza quindi questo approccio senza sacrificare l’impatto, permettendo a ogni strato delle composizioni di emergere con naturalezza. Anche la scelta di contenere la durata a poco più di mezz’ora si rivela infine apprezzabile: il lavoro si comporta come un biglietto da visita diretto e privo di dispersioni, ma trova comunque il tempo per mettere in mostra tutte le sfaccettature della proposta. La scaletta alterna secche staffilate a episodi più cadenzati e tenebrosi, come la convincente title-track, evitando che i brani finiscano per assomigliarsi troppo l’un l’altro.

Insomma, come quei film che, pur senza grandi pretese autoriali, continuano a essere ricordati perché capaci di trasmettere un genuino senso dell’avventura, “Spear of Armageddon” intrattiene soprattutto grazie al suo entusiasmo. Non cerca di ridefinire alcuna corrente e forse, guardando alle singole canzoni, non mette a segno alcuna vera hit, ma nel suo insieme recupera un linguaggio che oggi si incontra di rado e lo interpreta con una certa cura, badando in primis alla scorrevolezza del materiale. Per chi è in cerca di sonorità un po’ defilate rispetto alle tendenze attuali dell’underground, rappresenta senza dubbio un ascolto consigliato.

 

TRACKLIST

  1. Intro
  2. Horn of Salvation
  3. Actus Reus
  4. Death Remnant
  5. Spear of Armageddon
  6. Crucible in Dust
  7. Commandment for Truculence
  8. Prophetslayer
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