7.0
- Band: VENGEANCE ARSENAL
- Durata: 00:31:35
- Disponibile dal: 31/07/2026
L’impressione, ascoltando “Spear of Armageddon”, è quella di trovarsi davanti alla colonna sonora di un’antica battaglia contro orde demoniache, con quel gusto per l’epica oscura e certo fantasy che rimanda più al cinema d’avventura degli anni Ottanta che all’immaginario apocalittico e opprimente spesso in voga nel mondo extreme metal contemporaneo. La copertina di Andreas Marschall gioca un ruolo importante in questa suggestione, visto che, assieme a certe melodie chitarristiche, riesce a evocare scenari che sembrano usciti da un film come “L’armata delle tenebre”: oscurità e demoni, certo, ma anche un senso di slancio e di avventura – oltre alla voglia di non prendersi troppo sul serio – che rende il tutto coinvolgente.
Il nuovo progetto di Rory Flay – instancabile musicista del Pacific Northwest già attivo in moltissime formazioni, tra cui ci piace ricordare in primis Triumvir Foul e Ash Borer – si presenta infatti con coordinate ben diverse rispetto a quelle delle sue band più conosciute. I Vengeance Arsenal costruiscono un linguaggio che prende chiaramente le mosse dai primi Rotting Christ e, più in generale, dalla scena black metal ellenica del periodo 1993-1996, senza però fermarsi a quel modello. Su quella base vengono infatti innestati continui richiami allo speed, al thrash e al death metal, dando vita a un insieme piuttosto dinamico, il quale passa con una certa naturalezza da uptempo concitati a cavalcate dal respiro quasi heavy metal.
Non a caso, nel corso dell’ascolto tornano spesso alla mente realtà ‘ibride’ come Ares Kingdom, Armoured Angel e Arghoslent, proprio per questa capacità di fondere linguaggi differenti senza che uno finisca per prevalere definitivamente sugli altri. I brani possono partire con un’aggressività tipicamente estrema e, nel giro di poco, aprirsi in progressioni ampie e trascinanti, dove la componente melodica assume un ruolo fondamentale. È proprio questa vena a distinguere maggiormente il disco: le melodie non servono ad alleggerire il clima, ma a conferirgli un carattere quasi euforico, trasformando molti passaggi in autentiche cariche all’arma bianca. L’unico elemento che continua a mantenere un’aura realmente maligna è la voce, acida e abrasiva, che vincola il tutto al mondo del black e del death metal anche quando le chitarre assumono toni decisamente più eroici.
La produzione, chiara ed equilibrata, valorizza quindi questo approccio senza sacrificare l’impatto, permettendo a ogni strato delle composizioni di emergere con naturalezza. Anche la scelta di contenere la durata a poco più di mezz’ora si rivela infine apprezzabile: il lavoro si comporta come un biglietto da visita diretto e privo di dispersioni, ma trova comunque il tempo per mettere in mostra tutte le sfaccettature della proposta. La scaletta alterna secche staffilate a episodi più cadenzati e tenebrosi, come la convincente title-track, evitando che i brani finiscano per assomigliarsi troppo l’un l’altro.
Insomma, come quei film che, pur senza grandi pretese autoriali, continuano a essere ricordati perché capaci di trasmettere un genuino senso dell’avventura, “Spear of Armageddon” intrattiene soprattutto grazie al suo entusiasmo. Non cerca di ridefinire alcuna corrente e forse, guardando alle singole canzoni, non mette a segno alcuna vera hit, ma nel suo insieme recupera un linguaggio che oggi si incontra di rado e lo interpreta con una certa cura, badando in primis alla scorrevolezza del materiale. Per chi è in cerca di sonorità un po’ defilate rispetto alle tendenze attuali dell’underground, rappresenta senza dubbio un ascolto consigliato.
