VERTEBRA – The Same

Pubblicato il 29/07/2025 da
voto
5.5
  • Band: VERTEBRA
  • Durata: 00:45:21
  • Disponibile dal: 29/07/2025
  • Etichetta:
  • Xtreem Music

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“The Same” è l’album di debutto dei brasiliani Vertebra, gruppo proveniente da Porto Alegre (nel Rio Grande Do Sul) e dedito a un ibrido di death e thrash metal permeato di tecnica e melodia, soprattutto a livello chitarristico.
Stiamo parlando di un’entità sconosciuta nell’underground dei sopracitati generi, che, pur essendo nata addirittura nel 1994, ha una discografia pressoché nulla, perché dopo un misterioso demo del 1995 dal titolo “Humanity” (contenente un unico pezzo), l’attività della band gaucha si è interrotta bruscamente fino al 2025.
Risalgono infatti a quest’anno i due singoli intitolati “Overcoming The Void” e “Behavior In The Eyes”, due uscite digitali che hanno fatto da apripista al full-length “The Same”, il cui lancio è previsto per la spagnola Xtreem Music, etichetta che se da una parte fa un discreto lavoro nel riproporre titoli del passato, dall’altra difficilmente eccelle quando si tratta di lanciare nuovi talenti e anche con i Vertebra non fa eccezione.
L’unico superstite della formazione originale è il chitarrista e cantante Arildo Leal, mentre i restanti tre membri si sono uniti al progetto solo tra il 2022 e il 2024.

Passando alla musica, l’equazione Brasile e death/thrash metal dovrebbe condurci verso sonorità in linea con Sarcófago, Sepultura o Krisiun: nulla di più errato. Qui ruota tutto intorno ai fraseggi di chitarra, ovvero scale su scale, assoli e tantissima melodia, il che convince solo in parte, perché il risultato è la ripetizione ossessiva della stessa formula per l’intera durata del disco, senza lasciare spazio a imprevedibilità e originalità.
Nella presentazione diffusa dalla Xtreem Music ci si avventura in paragoni arditi con mostri sacri del genere come Death, Atheist, Kreator e Deathrow. Ecco, forse sarebbe meglio andarci con i piedi di piombo, quando si promuovono dischi che si limitano a fare un’operazione derivativa come “The Same”.
Nessuno mette in dubbio che i Death nella loro versione più progressiva risalente agli anni Novanta o “Deception Ignored” dei Deathrow abbiano influenzato i Vertebra, ma ci troviamo su piani troppo differenti in termini di solidità e qualità delle composizioni: qui si tenta una mera clonazione dei giganti del death e del thrash metal progressivi, ma senza mai trovare una direzione propria e definita.
La voce di Arildo Leal cerca di ricreare le tonalità aspre e acute di Chuck Schuldiner e Mille Petrozza, riuscendoci anche abbastanza bene, ma chiaramente pagando dazio a ripetitività e banalità. Il paragone con gli Atheist naufraga, perché nei Vertebra non c’è traccia di tutte le contaminazioni tipiche del combo floridiano tra fusion, jazz e sonorità latine; non solo, manca anche l’ossessione maniacale per i cambi di tempo e i ritmi dispari di altri pezzi da Novanta come Cynic, Watchtower, Sieges Even, Mekong Delta ecc.
In pratica, ci troviamo al cospetto di un discreto esercizio di chitarre tecniche e palesemente riconducibili alla lezione di Chuck Schuldiner, ma il risultato alla lunga appare troppo piatto a causa anche di una sezione ritmica che osa veramente poco, limitandosi a seguire i riff in maniera elementare attraverso un’alternarsi di parti cadenzate, midtempo e qualche rara accelerazione a velocità moderate.

Detto ciò, il tutto sta comunque insieme e si lega senza intoppi o passaggi a vuoto, ma manca e parecchio l’inventiva: latitano i colpi da maestro di geni come Ralph Hubert, Tony Choy, Roger Patterson, Sean Reinert, Paul Masvidal, Steve DiGiorgio, Gene Hoglan, ecc.
Senza infamia e senza lode la produzione che si avvale di suoni troppo freddi e patinati, mentre la copertina è decisamente bruttina.
In conclusione, gli undici pezzi per oltre quarantacinque minuti di “The Same” potrebbero trovare degli estimatori tra i chitarristi in cerca di un nuovo clone ipermelodico della seconda fase dei Death.
Per chi è a caccia di tecnica e genialità a tutto tondo, il suggerimento è rispolverare i classici del genere: in fin dei conti gli originali sono sempre meglio delle copie.

TRACKLIST

  1. Oblivion
  2. Behavior In The Eyes
  3. Humanity
  4. Behind The World
  5. Overcoming The Void
  6. 10.000 And One Nights
  7. The Same
  8. Architecture Of Perspective
  9. 95 Eyes
  10. Fanatic And Picturesque
  11. Blessed Are The Forgetful
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