6.5
- Band: VESTIGE
- Durata: 00:57:53
- Disponibile dal: 06/09/2024
- Etichetta:
- Season Of Mist
La sempre valida ed attenta Season Of Mist lancia sul mercato una nuova creatura autoctona – quindi francese – con il chiaro intento di cavalcare l’onda, a dire il vero ormai un po’ debole di potenza e giunta forse in fase calante, la cui principale propulsione deriva dal successo di una band come gli Alcest.
Le note biografiche, ed in parte anche la musica contenuta nel debutto “Janis”, esplicano molto bene le velleità dei Vestige, formazione che vede la quasi totalità dei membri dei Naraka mutare pelle e genere da death metal melodico ad una miscela identificabile approssimativamente come post-atmospheric metal, nella quale si riscontrano davvero molto facilmente le influenze shoegaze che hanno fatto la fortuna di entità quali i già citati Alcest, per l’esattezza quelli della seconda parte di carriera. La catarsi, la riflessione, la disperazione e la malinconia sono emozioni e concetti sonori carissimi ai Vestige, che non mancano praticamente mai di esporli al pubblico giudizio durante la quasi ora di minutaggio di “Janis”.
Potremmo citare i defunti Ghost Brigade, i Katatonia meno cervellotici e più emozionali, gli scomparsi spagnoli Nahemah, i nostri sempreverdi Novembre quali ulteriori fonti di ispirazione per il quartetto francese, capitanato dal cantante/chitarrista Théodore Rondeau e completato dal bassista Pierre-André Krauzer, dal batterista Quentin Regnault e dal fresco entrato Thomas Petit alla seconda chitarra.
Ma poi troviamo episodi quali ad esempio “Corrosion”, letteralmente uscita dalla penna di un Chino Moreno moderatamente ispirato, e scopriamo come anche i Deftones rientrino nella pletora di riferimenti suscitati da questo “Janis”, un lavoro che vive di luce troppo riflessa per accattivare veramente l’attenzione dell’ascoltatore. Per non parlare, inoltre, dell’aspetto ‘modern’ della musica dei Vestige: già, perchè all’interno di tale disco d’esordio gli episodi carichi di groove, riffoni stoppati e cadenze potenti e marziali non sono certo pochi. “Appel De L’Âme”, “Océan”, “Envol De L’Âme” e vari spezzoni qua e là rappresentano il forte effetto dicotomico che il sound dei francesi vuole porre in evidenza. In “Démence De L’Âme”, dunque, ecco trovare posto un lungo incedere finale in cui ad un groove ripetitivo, monolitico e robotico, puntellato da uno scream lacerante, fanno da contraltare voci sognanti in sottofondo, un arpeggio ipnotico in primo piano ed un senso generale di straniamento. E che dire della pur ottima “Stigmates Du Temps”, contenente una dissonanza djentiana che altro non è che un mezzo plagio ai Meshuggah?
Questa feroce dissonanza, seppur a tratti piacevole e comunque possente, in realtà risulta ancora un po’ acerba e gestita senza il necessario savoir-faire, oltretutto marchiata, purtroppo in senso negativo, da una produzione troppo bombastica, troppo potente, troppo moderna per il tipo di sensazioni che il gruppo vuole veicolare. Un peccato tale scelta, in quanto spesso è la rovina di passaggi anche in teoria esaltanti.
La lunga suite “Automne”, divisa in due parti, rappresenta un po’ la summa dell’esperienza Vestige, e non è un caso che proprio Neige degli Alcest sia ospite nella Part 2: sezioni acustiche, altamente delicate e sensibili, lasciano spazio a strazianti accelerazioni blackgaze dove grida senza tempo strappano via la pelle a morsi, per poi abbandonarsi di nuovo alla calma totale.
La fruizione di un disco sì composto, soprattutto se abituati al genere coinvolto e alle emozioni che esso sa dare, è piuttosto semplice ed appagante. Restano molti dubbi, però, sull’originalità del progetto, dello stesso prodotto e di alcune scelte tecniche più che discutibili. Per questo consigliamo “Janis” solo ai completisti del post-atmospheric metal, o come diamine preferite chiamarlo, e aspettiamo i Vestige in un futuro speriamo prossimo, e migliore.
