7.0
- Band: VIGLJOS
- Durata: 00:46:03
- Disponibile dal: 19/09/2025
- Etichetta:
- Les Acteurs De L'Ombre Productions
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Secondo disco in due anni per gli svizzeri Vigljós, prolifica band black metal di Basilea attiva dal 2023: con “Tome II: Ignis Sacer” confermano la propria identità concettuale, bizzarra ma invero affascinante, che ruota attorno all’apicoltura medievale, utilizzata come metafora della società e dei suoi cicli di vita e morte. Licenziati dalla francesce Les Acteurs de l’Ombre, i quattro hanno optato per una strada piuttosto personale, che si va a rivalere sicuramente nel connubio tra la furia del black metal più crudo a un immaginario molto definito e poco incline alle ‘solite’ satanassate, anche visivamente (dalla bella copertina alle ‘uniformi’ di scena, composte dalla tenuta da apicoltori medievali).
Dal punto di vista musicale, il disco è chiaramente riferito ad un black metal anni Novanta: le chitarre sono evidentemente ronzanti, anche – immaginiamo – in omaggio alla tematica apistica, avvitandosi in loop ipnotici, blast-beat molto scarni e tastiere basilari ma evocative, capaci di inserire un retrogusto medievaleggiante che colora l’intero lavoro.
Tornano alla mente le prove minimali di Burzum, i Darkthrone dei primi tre dischi, e in generale c’è una buona scrittura di brani ‘di quel periodo’: riff ipnotici, ripetuti, scarni e anche piuttosto semplici, ma sicuramente d’effetto.
“A Seed of Aberration” è un buon esempio di quanto appena detto: dopo l’intro infatti porta ad un’apertura brutale, costruita su tremolo picking serratissimo, che si apre in una sezione atmosferica quasi liturgica; ci sono infatti moltissimi rallentamenti e ripartenze, e midtempo esaltanti. Anche “Claviceps”, scelto come singolo, apre con un riff gradevole, pur non originale, giro di chitarra, ossessivo e disturbante, ma che riesce ad accalappiare l’ascoltatore, grazie a dei cambi di testi e l’utilizzo di strumenti sicuramente poco ‘trve’, come il mellotron (sempre d’effetto, pur non essendo più una novità assoluta).
Sicuramente comunque, se i singoli riff non sono ‘nuovissimi’, la costruzione delle canzoni è abbastanza eclettica, con delle buone intuizioni che spaziano dall’heavy classico a qualche innesto quasi puramente heavy (la citata “Claviceps”) o quasi brevemente alternative rock (“Decadency And Degeneration”, con un incedere battagliero e a tratti proto-black, che però ha dalla sua una chitarra davvero tagliente ad un certo punto).
Abbiamo parlato molto bene di questo lavoro, finora, perché ci è piaciuto, eppure purtroppo presenta un punto debole non da poco: una voce che vorrebbe essere utilizzata, almeno come intenti, come uno strumento vero e proprio; tra vocalizzi, urla spezzate e disarticolate, punta a risultare disturbante e atipica (riuscendoci), ma spesso si perde nella propria velleità, divenendo a tratti anche risibile (il finale della pur gustosissima “Dellusions Of Grandeur”). Non sempre sostiene i brani come dovrebbe, e in più di un momento smorza la tensione anziché incanalarla, proprio perché diventa quasi ridicola; peccato, perché il progetto è davvero interessante, e capiamo la teatralità della faccenda, ma, in questo settore, si può decisamente fare di meglio.
Per il resto, “Tome II: Ignis Sacer” è un lavoro vibrante, con delle canzoni scritte molto bene anche con una base di materiale non troppo tecnico, che approfondisce un concept singolare e regala atmosfere convincenti.
Da rifinire, ma sicuramente da tenere d’occhio. Vedremo al terzo capitolo.
