7.0
- Band: VILDHJARTA
- Durata: 00:48:51
- Disponibile dal: 29/11/2011
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: EMI
Piacevole e convincente l’album d’esordio dei Vildhjarta, promettente formazione svedese che, dopo una manciata di concerti e la produzione di un EP, è riuscita ad attirare su di sé l’interesse di una grossa etichetta come la Century Media Records. Proprio per la casa tedesca viene dato alle stampe “Måsstaden”, un continuo susseguirsi di musica che deve molto alla lezione impartita dai Meshuggah degli esordi, aggiungendo, poi, nuove sfumature e particolarità là dove è possibile: oltre agli oramai famosi riff sincopati, le strutture irregolari e gli imprevedibili stacchi dove chitarra e batteria caricano senza sosta, il combo di Hudiksvall mette in mostra anche una certa predisposizione nel cercare atmosfere cupe e inquietanti, mantenendo un approccio caotico ma senza disdegnare melodia e passaggi atmosferici. I Vildhjarta sono comunque più diretti e molto meno cervellotici dei propri connazionali, uno stile di cui risente anche la tracklist, composta da tanti brani ma dal minutaggio misurato, dando particolare spazio agli intermezzi strumentali che si rivelano fondamentali per il concept dell’opera, una sorta di raccolta di cronache provenienti dall’isolato villaggio fiabesco rappresentato in copertina. Nel complesso, il disco si dimostra meno propenso all’heavy che alla sua matrice ‘core, limitando gli assalti groovy e industriali e usando le pause – rappresentate dai già citati intermezzi ambient – per prendere fiato e ripartire in seguito. Il cantato viene spartito tra due singer, rispettivamente screaming e growling, mai eccessivamente onnipresenti e chiamati in causa in maniera saggia e al totale servizio del risultato finale, limitando l’uso delle clean solo in “Traces”, uno dei pezzi migliori del lotto. Qualitativamente, il songwriting e l’apporto delle singole parti sono notevoli e degni di nota, c’è però da sottolineare il fatto che non sempre la band dà l’impressione di gestire il proprio progetto ambizioso senza cadere nella trappola del “già sentito”. Sono diversi, infatti, i passaggi dove Meshuggah e realtà come Textures e Veil Of Maya si fanno particolarmente sentire, punto a sfavore di un lavoro a cui mancano solo fluidità e maggior cura in certi arrangiamenti per poter entrare nella nostra “zona calda”. Sistemati questi difetti, siamo sicuri che i Vildhjarta faranno parlare di sé in futuro: carattere, preparazione e supporto dalla Century Media proprio non gli mancano. Saranno loro a dover fare quel salto di qualità necessario per elevare una convincente promessa a vera e propria sorpresa del metal moderno. Seguiamoli attentamente.
