5.5
- Band: VIRGIN BLACK
- Durata: 00:43:53
- Disponibile dal: 19/02/2008
- Etichetta:
- The End Records
- Distributore: Masterpiece
Dopo “Mezzo Forte” e prima di “Pianissimo”, i Virgin Black ci offrono questo secondo movimento della loro personale trilogia, intitolato “Fortissimo”. Ora, di differenze vere e proprie con “Mezzo Forte” a livello prettamente metrico non ve ne sono. Anche qui siamo dinnanzi ad un doom metal pesante e lentissimo, con dei passaggi maggiormente orchestrali ed altri prettamente funerei. Gli australiani semmai in questo nuovo lavoro aumentano il tasso doom death metal della loro proposta, a discapito della magniloquenza sinfonica che aveva contraddistinto il primo atto della trilogia. Il risultato è un album più convenzionale e molto meno originale; la voce stessa di Rowan London ha bandito i passaggi in clean e si assesta sempre su di un growling piuttosto pesante e abbastanza ben eseguito. A tratti spuntano anche passaggi di female vocals operistica non particolarmente efficaci. Il cello, grande protagonista nel passato, è anche qui ben presente ma costantemente sopraffatto dalle chitarre e si può realmente apprezzare solo a tratti, come ad esempio all’interno di “A Winter’s Ash”. La struttura delle sette tracce presenti in “Requiem: Fortissimo” è piuttosto lineare e porta a pensare che la band abbia tentato di scrivere una sola canzone dalla durata monstre ma abbia poi deciso di suddividerla in vari capitoli, probabilmente per facilitarne l’ascolto. Purtroppo il doom death dei nostri, in questa nuova formula epurata da parecchi orpelli e da diverse sovrastrutture, appare per quello che è, ovverosia una musica piuttosto piatta e fine a se stessa, appesa tra i primissimi My Dying Bride ed i Lacrimosa, ma senza avere la classe dei primi e la grandeur dei secondi. Insomma, questo lavoro di mezzo dei Virgin Black è decisamente inferiore alle aspettative: ora aspettiamo la conclusione della saga con “Requiem: Pianissimo”, sperando che gli australiani rispolverino quelle idee che per ora sembrano avere accantonato.
