VITAL REMAINS – Forever Underground

Pubblicato il 18/04/1997 da
voto
8.5
  • Band: VITAL REMAINS
  • Durata: 00:42:37
  • Disponibile dal: 25/03/1997
  • Etichetta: Osmose Productions
  • Distributore: Audioglobe

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Prima che il sodalizio con sua maestà Glen Benton li portasse sotto la luce dei riflettori (esposizione durata invero il tempo di due dischi, l’ottimo “Dechristianize” e lo spento “Icons of Evil”), i Vital Remains potevano essere visti come uno dei gruppi più sottovalutati e caparbi dell’intero scenario death metal a stelle e strisce. Una band che, vuoi per la collocazione geografica sfavorevole (Providence non ha mai potuto contare sull’appeal di Tampa o di New York), vuoi per uno stile restio a seguire formule e schemi preimpostati, ha sempre dovuto lottare duramente per non soccombere sotto il peso della concorrenza, pur rendendosi protagonista – specie durante i primi anni di carriera – di opere validissime.
L’exploit vero e proprio si registra nel marzo del ’97, quando la creatura del chitarrista Tony Lazaro si riaffaccia sul mercato con il successore di “Into Cold Darkness”, accogliendo ufficialmente il polistrumentista Dave Suzuki e sancendo la propria maturità artistica in una nuvola di ceneri e lapilli. Perchè “Forever Underground”, come anche sottolineato dal titolo programmatico, è a tutti gli effetti questo: un testamento dall’Inferno; la rappresentazione in musica di una bolgia pronta a muovere battaglia contro i cancelli del cielo, in cui i Nostri affilano le armi e mettono definitivamente a fuoco la loro visione di metallo della morte blasfemo e narrativo. Un equilibrio che passa inevitabilmente dal contributo del suddetto Suzuki – qui responsabile della batteria, della chitarra solista e acustica, del basso e delle tastiere – e che risplende nei solchi di composizioni lunghe e multisfaccettate, lungi dall’essere soltanto una mera riproposizione del catalogo di Morbid Angel e Deicide.
Forse, l’errore più grande che si può commettere è proprio quello di rapportare il suono del terzetto a quello di un “Once upon the Cross” o di un “Covenant”, dal momento che il suo background, e di conseguenza il suo modo di intendere il songwriting, non si limitano all’extreme metal duro e puro. Candlemass, Mercyful Fate e i Metallica del periodo ’84/’86 non sono infatti dei punti di riferimento meno importanti per i Vital Remains, ascoltatori a trecentosessanta gradi che nei tre quarti d’ora di “Forever Underground” imbastiscono un gioiellino di death/heavy/doom dall’afflato epico-satanico, il quale esalta il concetto di accumulo senza sacrificare un’oncia del proprio impatto e della propria aggressività.
Ad eccezione di “Farewell to the Messiah”, intermezzo tastieristico di scarsa rilevanza, i restanti episodi si muovono fluidamente fra sezioni ultrapossenti, break acustici (splendido quello che incornicia “I Am God”), momenti di pura linearità e assoli che, una volta tanto, aggiungono qualcosa ai brani anziché ridursi alle solite folate di estrazione slayeriana, per un risultato complessivo parimenti truce ed elegante, frutto di un gruppo in evidente stato di grazia compositivo. Se finora ne avete sempre ignorato le gesta, partite ad occhi chiusi da qui.

TRACKLIST

  1. Forever Underground
  2. Battle Ground
  3. I Am God
  4. Farewell to the Messiah
  5. Eastern Journey
  6. Divine in Fire
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