6.0
- Band: VITAL REMAINS
- Durata: 01:07:14
- Disponibile dal: 03/04/2007
- Etichetta:
- Century Media Records
- Distributore: EMI
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Avevamo lasciato i Vital Remains lo scorso anno, quando avevano pubblicato la raccolta “Horrors Of Hell”, dove si ripercorrevano le primissime tappe di una carriera che è realmente decollata solo dopo l’arrivo dietro il microfono di Glen Benton, leader maximo dei Deicide. Li ritroviamo ora con “Icons Of Evil”, sesto full length dei ragazzi, che esce a ben quattro anni di distanza dall’ultimo, splendido, “Dechristianize”. Da tempo guidati da Dave Suzuki, che oggi si occupa delle chitarre, del basso e della batteria, la band si ripresenta sfoggiando il suo personalissimo trademark che da anni li rende riconoscibili: il death metal del gruppo è infatti piuttosto articolato e le tracce raramente scendono sotto i sei minuti, ragion per cui il songwriting deve essere sempre all’altezza, altrimenti la noia può prendere decisamente il sopravvento. E, ahinoi, è proprio ciò che succede in alcuni episodi di questo album, talvolta monotoni e ripetitivi. Se la formula utilizzata è pressochè inattaccabile da un punto di vista qualitativo, è proprio il voler strafare il difetto dei nostri. Sta bene che la batteria sia lanciata a velocità pazzesche, spesso con dei blast beat devastanti; vanno benissimo anche gli assoli melodici, tanto che anche i Deicide dell’ultimo album hanno utilizzato questa formula; va bene anche la tecnica sopraffina dei singoli componenti e perfino il vocione di Benton fa la sua porca figura; però, tutto ciò ripetuto per dieci tracce e per un totale di più di sessantasette minuti diventa abbastanza tedioso. Mai come in questo caso si può additare un singolo episodio sia positivamente che negativamente: le conclusioni vanno tratte considerando il lavoro nella sua interezza. La produzione di un Erik Rutan sempre più bravo non basta a salvare un disco che, pur essendo il più coeso della band, manca di quei picchi di pura esaltazione che contraddistinguevano il già citato “Dechristianize”, il sottovalutato “Dawn Of The Apocalypse” e il folgorante esordio “Let Us Prey”. Battuta d’arresto per i Vital Remains, dopo sei album e quasi vent’anni di carriera prima o poi doveva pur succedere. Ovviamente nulla di preoccupante, Suzuki e soci sapranno senza dubbio rialzare la testa, sempre nel nome dell’anticristianesimo più sfrenato ed oltranzista.
