7.5
- Band: VITAMIN X
- Durata: 00:28:06
- Disponibile dal: 13/03/2026
- Etichetta:
- Svart Records
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Apocalisse in arrivo direttamente da Amsterdam: gli olandesi Vitamin X tornano a pestare i pugni, nel nome dell’hardcore-punk più intransigente. Rilasciato dalla Svart Records, il qui presente “Ride The Apocalypse” si aggiunge ad un’attività corposa, politicamente schierata, che prosegue imperterrita da circa trent’anni.
Nati nel 1997, seguendo le orme di band come Municipal Waste e Wolfbrigade, i nostri sono entrati di diritto tra i nomi della prima ondata di band crossover e revival thrash, creando un sound personale contraddistinto da una sana dose di ultravelocità, precisione e divertimento, con l’etichetta del ‘fuori controllo’ ben impressa.
Una storia fatta di collaborazioni significative, tra le quali spicca quella del 2008 quando, in occasione della release di “Full Scale Assault”, vennero affiancati in sede di registrazione da Steve Albini, musicista ma soprattutto storico e schivo luminare – nella sua genialità – dell’ingegneria sonora.
Esplosivi in sede live, crudi ed essenziali nei testi, i Vitamin X ci presentano oggi il loro nuovo album, dopo sei dischi in studio e sette EP: “Ride The Apocalypse” che, al netto dei suoi ventotto minuti, si merita il titolo di disco più completo, intenso e ambizioso della band.
Il motivo è da ricercarsi su due livelli: il primo, tornando in tema di produzione, riguarda proprio la qualità del suono: corposo, roboante, maturo, con il basso di Alex Koutsman a troneggiare sul resto della strumentazione, senza snaturare lo spirito punk degli olandesi, ricoprendolo tuttavia di una tinta dalle colorazione più inclini al thrash metal.
Ed è proprio questo elemento, il secondo punto meritevole di attenzione: la capacità, o per meglio dire l’esperienza, nello spaziare tra vari generi, rimanendo comunque ancorati al temperamento degli esordi. Non sono pochi infatti, soprattutto nella prima metà del disco, i rimandi a gruppi dove la componente thrash-crossover risuona più di altre, con gli Anthrax e derivati S.O.D. a tirare le fila.
L’apocalisse si presenta quindi carica a pallettoni, suddivisa perfettamente in due frangenti: più articolata e avvincente la prima, più spericolata e diretta la seconda, seguendo di fatto quella doppia veste thrash-punk sopra menzionata.
Da “Chop Chop Chop” (un inno alla resilienza, degno seguito del nevrotico singolo “About To Crack” del 2012) a “Symphony Of Doom” la dimensione dei brani, pur nella loro brevità, assume contorni più definiti (con la sgangherata “Unleash The Wolves” a replicare l’andamento martellante di Motörhead and co.), lasciando quindi ad una sostanziale furia senza freni, appena meno impattante del resto, il compito di sferrare il colpo decisivo grazie alle esplosive “Wanna Be”, “It Never Ends”, “Break Away” e “Toxic Reality”.
Breve ma intenso “Ride The Apocalypse” assesta il classico colpo dove rabbia, sentimento e passione vanno dritte a bersaglio: orecchiabilità e sarcasmo per una cornucopia di hardcore-thrash. Se ne sentiva il bisogno? Assolutamente sì.
