VOICES – London

Pubblicato il 19/11/2014 da
voto
6.0
  • Band: VOICES
  • Durata: 01:00:35
  • Disponibile dal: 17/11/2014
  • Etichetta: Candlelight
  • Distributore: Audioglobe

Al secondo disco dei Voices degli ex-Akercocke Peter Benjamin e Sam Loines ci troviamo ancora una volta di fronte ad un’altra ora di incomprensibile, insipida e blandissima commistione melodic black, death metal e coralità barocche e ammiccanti che non fanno altro che ribadire l’inutilità e lo smarrimento totale di un progetto che  finora si è dimostrato assolutamente incapace di dire nulla di nuovo o di ribadire in alcun modo la caratura dei personaggi che ne sono alla base e far giustizia al loro passato e al loro nome. Dell’estro e della furia degli Akercoke qui non vi è traccia alcuna ed anche ammettendo che i Nostri abbiano voluto mettersi su binari del tutto diversi per fare qualcosa del tutto scollegato dalla band madre, non riusciamo comunque a trovare in questa musica quella scintilla che sia degna dei nomi celati dietro al moniker Voices. La formula, come già visto nel debut album “From the Human Forest Create a Fugue of Imaginary Rain”, è sempre la solita: melodic black metal in salsa gotica mischiato a melodic death metal e spesso accompagnato da voci pulite, corali (quasi pop, verrebbe da dire) ed ampie partiture di tastiere. Siamo di fronte ad un qualcosa di scuro e senza dubbio heavy che però cerca insistentemente la finezza, il tocco di classe, la spruzzata di melodia, finendo inevitabilmente col diluire intensità e pesantezza del lavoro in una inoffensività, in una timidezza palpabile e quasi sempre inopportuna. Vengono in mente a fasi alterne Cradle of Filth, Dimmu Borgir, primi Opeth, Bloodbath, Behemoth, e qualche vago rimando alla scuola più doomy del death: Apshyx, Gorefest e primi Paradise Lost in primis, dato che le ritmiche sono per lo più dettate da dei mid-tempo dosatissimi, molto controllati e che di rado si possa mai parlare di brutalità, rabbia vera o qualunque altra caratteristica heavy tipica del sano vecchio death nudo e crudo che tanto amiamo. Qua invece siamo di fronte ad un incomprensibile inzuccheramento dello stesso, ad un ammiccamento continuo, ad un approccio al ‘blackened death’ che cerca la seduzione, il gioco di chiaroscuri e di costanti cambi di umore per apparire diverso e più raffinato, con l’unico risultato finale di risultare inoffensivo, pretenzioso e anche alquanto zuccherino. Rimangono intriganti le tematiche urbane e metropolitane proposte dalla band, senza dubbio uno squarcio di diversità e personalità innegabile nel panorama extreme metal, ma in questo progetto l’uso prettamente musicale che viene fatto di elementi romantici, intellettuali e poetici finisce per distruggere tutta l’anima prettamente heavy dell’opera, polverizzandola in un costante tira e molla tra death metal e melodia spesso pacchiana che finisce per non portare la band da nessuna parte, e oltretutto somministrata all’ascoltatore nell’arco di oltre un’ora di musica per ben quattordici tracce. Davvero troppo.

TRACKLIST

  1. Suicide Note
  2. Music for the Recently Bereaved
  3. The Actress
  4. Vicarious Lover
  5. Megan
  6. Imaginary Sketches of a Poisoned Man
  7. The Antidote
  8. The FuckTrance
  9. Hourglass
  10. The House of Black Light
  11. The Final Portrait of the Artist
  12. Last Train Victoria Line
  13. The Ultimate Narcissist
  14. Cold Harbour Lane
1 commento
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