7.0
- Band: VOID (USA)
- Durata: 00:45:49
- Disponibile dal: 29/08/2025
- Etichetta:
- Shadow Kingdom Records
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La storia dell’umanità è piena di misteri. Da quando l’uomo è comparso sulla terra (tra i trecentomila e duecentomila anni fa) si è posto delle domande alle quali non ha mai saputo trovare una risposta precisa e definitiva: c’è vita oltre la morte? Che senso ha quest’esistenza? Com’è possibile che un gruppo musicale scelga come nome una delle parole più abusate di sempre, per altro già scelta da tanti altri prima? Questo rimane il più affascinante tra gli arcani.
La situazione si fa ancora più complessa se teniamo conto che, nello stesso paese, se ne contano almeno sei. La sesta di queste formazioni a scegliere il nome Void in America, emerse nel 2019: questi ultimi, dalla Louisiana, non hanno nulla a che vedere, per esempio, con i ben più celebri connazionali del Maryland (la leggendaria band hardcore nota per lo split con i Faith).
Lo stile, in questo caso, è un thrash metal con tematiche horror, che sembra un ibrido tra i Testament e gli Annihilator dei primi due album: mediamente veloce, con parti di chitarre molto articolate nelle ritmiche e con una buona dose di tecnica.
La proposta in questo “Forbidden Morals” non si discosta molto da quanto già detto nel debutto “Horrors of Reality”, del 2023 (inizialmente autoprodotto e poi ristampato dalla Shadow Kingdom Records).
La voce presenta quel classico graffiato thrash con diverse parti più acute, di chiara derivazione heavy, che troviamo in diversi gruppi storici del genere come i Forbidden: il cantante Jackson Davenport se la cava molto bene con entrambi i registri, ma è difficile non notare che uno dei punti più deboli del loro sound sia proprio come viene impostata la voce.
Questo non è metal estremo, in cui talvolta i testi non emergano granchè; ma quando si ha un cantato del genere le parole devono rimanere ben stampate in testa, perché sono in qualche modo un’ancora per l’ascoltatore, un punto fisso in mezzo al tornando scatenato dalle chitarre.
Il virtuosismo di queste ultime qui è onnipresente e c’è anche una certa voglia di introdurre degli intermezzi più ‘creepy’ nelle melodie, come succede a metà di “Judas Cradle”, mentre il resto del brano guarda a dischi come “The Legacy” o “Forbidden Evil”.
Molto notevole anche il riferimento al Fantasma dell’Opera nel singolo scelto, “Return of The Phantom” (con anche un riff portante molto efficace), il miglior brano del lotto.
Questo registro stilistico, se ben calibrato, dimostra come la band abbia comunque un’idea di quello che vuole proporre non comune a molte nello stesso genere – anche perché il livello tecnico non è così facile da raggiungere neanche in un’epoca come questa, piena di tutorial di ogni genere. Dal punto di vista compositivo, però, c’è ancora del lavoro da fare, soprattutto nelle parti vocali, che devono essere molto più memorabili per rendere quindi la canzone degna di nota.
Forbidden Morals, nel complesso, si rivela di discreta fattura: è un disco molto scorrevole, che non rimane molto in testa ma capace di lasciars ascoltare con piacere. Se riuscite ad andare oltre un moniker banalissimo e una copertina bruttina (quasi ‘fumettosa’), potreste apprezzarlo se siete amanti del genere.
