VOIDCEREMONY – Entropic Reflections Continuum: Dimensional Unravel

Pubblicato il 23/06/2020 da
voto
8.0
  • Band: VOIDCEREMONY
  • Durata: 00:32:27
  • Disponibile dal: 26/06/2020
  • Etichetta: 20 Buck Spin
  • Distributore: Audioglobe

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Morbid Angel, Death, Atheist. Pilastri del firmamento estremo che, nel caso degli statunitensi VoidCeremony, assurgono a costellazione verso cui volgere lo sguardo in cerca della propria rotta. Sfere di luce sospese nelle tenebre e nell’immobilità del cosmo i cui bagliori, arrivati fino ai giorni nostri grazie a capolavori come “Blessed Are the Sick”, “Human” e “Unquestionable Presence”, si riflettono nell’operato di una realtà giovane e ingegnosa, per nulla intimorita dall’idea di confrontarsi con una proposta tanto ricca e suggestiva, fondamentalmente senza tempo. Ragazzi che abbiamo già avuto modo di conoscere in formazioni del calibro di Ascended Dead, Blood Incantation e Funebrarum e che hanno misurato attentamente i loro passi prima di consegnare alla platea underground questo debut album, culmine di una crescita tecnico-compositiva passata attraverso una manciata di EP rilasciati in assoluta calma fra il 2014 e il 2017.
Difficile parlare di fulmine a ciel sereno di fronte ad un’opera così ponderata, la quale oltretutto non fa nulla per nascondere la sua componente derivativa, ma l’ascolto di questi sei brani genera comunque un senso di stupore e meraviglia degno del ritrovamento di un piccolo gioiello. Techno-death come non se ne sente (quasi) più oggigiorno, frutto di alchimie ultraterrene che portano i sentimenti a diventare un tutt’uno con il moto elastico e tenebroso della musica. Un flusso cinetico che, esaltato dalla produzione calda e organica di Damian Herring (Horrendous, Nucleus, Suffering Hour), scorre nell’alveo di una creatività incontenibile che non diventa mai sinonimo di boria o di sfoggi stilistici, anteponendo il battito del cuore alla perfezione formale, il messaggio al tramite. La base di partenza è un guitar work che sintetizza con il passare dei minuti il meglio del pensiero di Azagthoth e Schuldiner, fra avvitamenti e ripartenze calibrati alla perfezione, parentesi minacciose e squarci melodici di rara bellezza, a cui si affiancano una sezione ritmica audacissima (basti sentire la prova al basso di Damon Good, sorta di novello Steve DiGiorgio o Tony Choy) e un growling viscerale che tradisce, almeno in parte, le origini barbare dei Nostri, i quali danno spesso l’impressione di trovarsi in uno stato di trance immaginifica e contemplativa mentre si cimentano nelle cavalcate mistiche della tracklist.
“Entropic Reflections Continuum: Dimensional Unravel” è quindi un disco che, in maniera analoga ai vari “Starspawn”, “Eroded Corridors of Unbeing” o “Odious Descent into Decay”, sa offrire un’interpretazione vitale e stimolante del metallo della morte novantiano, omaggiando i cosiddetti maestri con un’autorevolezza ben al di sopra la media; un lavoro strabordante di inventiva e di passaggi clamorosi da assaporare pazientemente per non lasciarsene sfuggire il significato recondito, a cui basta il finale di “Abandoned Reality” per imporsi su buona parte della concorrenza del 2020. E probabilmente degli anni a venire.

TRACKLIST

  1. Desiccated Whispers
  2. Sacrosanct Delusions
  3. Empty, Grand Majesty (Cyclical Descent of Causality)
  4. Binded to Unusual Existence
  5. Abandoned Reality
  6. Solemn Reflections of the Void
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