VOIVOD – Symphonique

Pubblicato il 28/05/2026 da
voto
7.5
  • Band: VOIVOD
  • Durata: 01:12:44
  • Disponibile dal: 05/06/2026
  • Etichetta:
  • Century Media Records

Quella del live con orchestra è un’occasione celebrativa che diverse rock band hanno avuto nel mirino per anni. Un modo per affrancarsi in parte dal proprio sostrato sonoro e fare ingresso in territori musicali radicalmente opposti, ad annullare le distanze stilistiche e concettuali tra un mondo più ‘serio’, alto, accademico e dai nobili natali, e suoni invece popolari, nati dal basso, chiassosi e, almeno alle origini, con minori ambizioni artistiche. Sappiamo bene a quali vette di complessità, ricercatezza, elaborata musicalità il rock e il metal sono riusciti ad arrivare nella loro storia, così che anche i matrimoni tra rock e musica classica sono divenuti nel tempo sempre più abituali, andando quindi a normalizzare qualcosa che inizialmente proprio usuale non era.
Ad aggiungersi a questa lista, che ha tra gli esempi più celebri i Deep Purple di “Concerto For Group And Orchestra” e i Metallica di “S&M”, ecco giungere adesso i Voivod. Esponenti tra i più venerati e celebrati del metal sperimentale, ancora capaci di album di altissimo profilo come gli ultimi “The Wake” e “Synchro Anarchy”, i nostri si cimentano nell’ambizioso progetto di rivisitare una parte del loro catalogo con la Québec Symphony Orchestra, andando in scena il 4 giugno 2025 al Grand Théâtre in Québec City, per un concerto che prova a sintetizzare e amalgamare techno-thrash e musica sinfonica.

L’interazione metal/musica classica, soprattutto quando la fusione è frutto di un procedimento successivo su qualcosa che in origine non prevedeva la presenza di un’orchestra, si presta non di rado a difficoltà d’incastro. Parti strumentali più tranquille e dilatate vanno normalmente con maggiore facilità a integrarsi alle coloriture orchestrali, mentre al contrario movimenti più feroci e serrati rischiano di mettere in un angolo l’eleganza della musica classica, praticamente sommergendola.
Nel caso dei Voivod, nonostante il materiale faccia riferimento in parte preponderante al suo stralunato, psichedelico e avveniristico techno-thrash, l’equilibratura tra quanto suonato dalla band e dall’orchestra è riuscita perfettamente. Ciò senza dover snaturare l’impianto originario delle canzoni, strutturalmente poco ritoccate, laddove è ovviamente negli arrangiamenti che si hanno svariati tocchi di diversità.
Forse proprio per il suo carattere originario già sprezzantemente sperimentale, il muoversi in una galassia sonora a parte, tra ritmi storti e armonie oniriche, molti strumenti afferenti alla musica classica si inseriscono bene nel contesto, quasi come se fosse cosa loro, un ambito dove hanno dimestichezza: lo si nota in particolare nei pezzi più elaborati e narrativi, come “The End Of Dormancy”, che diventa una possente cavalcata da colonna sonora, opulenta ed elegante.

In questo contesto sembra trovarsi a meraviglia anche Snake, quasi stimolato ad essere ancora più stravolto e imbizzarrito nell’interpretazione vocale dei cavalli di battaglia voivodiani, che risplendono di sfumature dorate e un’aura intellettuale anche quando, in origine, portavano addosso le stimmate dell’apocalisse (pensiamo a “Nuclear War”, ultima traccia dell’esordio “War And Pain”).
Dove la simbiosi tra gruppo ed orchestra pare essere assai indovinata è anche – e non ce ne stupiamo – negli estratti da “Nothingface”, probabilmente ancora oggi la pubblicazione più esemplificativa dell’unicità del Voivod-pensiero. “Into My Hypercube” rifulge di una straordinaria modernità, labirinto di note che sottoposto alla manipolazione orchestrale si permette di arrivare a noi sotto una prospettiva leggermente diversa e altrettanto affascinante, rispetto alla sua forma originaria.

Pur riconoscendo l’ottima fattura dell’operazione, che scrive continua comunque a prediligere i pezzi prescelti nella loro forma canonica, ma si tratta di una semplice osservazione personale. Tra l’altro, anche la setlist si dimostra azzeccata, perché ogni momento dell’esibizione – chiusa come da tradizione dalla cover dei Pink Floyd “Astronomy Domine” – sembra essere stato studiato nei minimi dettagli, non lasciando mai la band da sola senza accompagnamento orchestrale, come non accade che Québec Symphony Orchestra vada a prendere totalmente il sopravvento. “Symphonique” si dimostra quindi un’altra sfida vinta dall’immarcescibile quartetto canadese e un’ulteriore testimonianza della sua grandezza.

 

TRACKLIST

  1. Experiment
  2. Holographic Thinking
  3. The Unknown Knows
  4. The End of Dormancy
  5. Into my Hypercube
  6. Forgotten in Space
  7. Cosmic Drama
  8. Pre-Ignition
  9. Nuclear War
  10. Fall
  11. Tribal Convictions
  12. Astronomy Domine
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