VOIVOD – The Wake

Pubblicato il 18/09/2018 da
voto
9.0
  • Band: VOIVOD
  • Durata: 00:55:57
  • Disponibile dal: 21/09/2018
  • Etichetta: Century Media Records
  • Distributore: Sony

“Always Moving”: in un 2018 che segna i trentacinque anni di attività per la leggendaria formazione del Québec, lo spirito indomabile di Michel Langevin e compagni la spinge verso orizzonti inediti, in quel futuro che nessuno meglio di questi musicisti francofoni sa scorgere, vivere, interpretare. Là, in avanzamento veloce nel tempo, verso mondi sonori dove la maggioranza dei musicisti metal mai saprà giungere, o nemmeno sarà in grado di ipotizzarne l’esistenza, il Voivod approda sicuro e riveste di metalli ignoti, ritmi contemplati in geometrie impossibili, arrangiamenti astratti un disco, il quattordicesimo della sua storia, semplicemente straordinario. Assaporando questi viaggi interstellari pieni di colpi di scena, viene da pensare che con Chewy alla chitarra e il fondamentale ingresso di un altro individuo tracimante talento come il bassista Dominique Laroche (nome d’arte voivodiano Rocky), il gruppo stia ripercorrendo i fasti di “Dimension Hatröss” e “Nothingface”, proiettandoli trent’anni avanti. Ciò per dare un raffronto di massima, timidamente orientativo. I contenuti di “The Wake”, invece, solo in parte hanno a che spartire con quanto offerto in passato dai geni canadesi.
L’apertura si tiene abbastanza vicina al materiale di “Target Earth”, le dissonanze smussate di “Obsolete Beings” si incastonano nel tribalismo frenetico di Away ed emerge da subito una surreale leggerezza, quella di corpi liberati dal vincolo della gravità terrestre, fluttuanti chissà per quanto e verso quali luoghi. “The End Of Dormancy” già si permette abbondanti azzardi, immergendoci nel mistero: Snake canta con tono profetico, fra le brume di un cadenzato sbilenco, dove prende il sopravvento il basso di Rocky. All’impuntarsi della batteria in cadenze marziali fa seguito una complicata progressione, stortissima, minacciosa. La quiete psichedelica a circa due terzi arriva inaspettata e riporta Snake a un vociare teatrale, prima di un’altra progressione allucinata e tamburi di chiusura che potrebbero arrivare da una colossale opera classica. L’anima rock, l’istinto per l’andamento catchy e il vocalizzo strascicato di sicura presa non sono andati persi, come rileviamo nella saltellante “Orb Confusion”. Al suo interno, brevi, cristallini spezzoni di chitarra acustica irrompono per dare un tocco singolare al pezzo. Snake è in stato di grazia, rocker anfetaminico in preda a un positivo delirio, che lo porta a tentare tante strade diverse, a farsi cantore solitario di un viaggio spaziale andato male, oppure maestro di cerimonie a un improvvisato valzer in compagnia di un nugolo di mostriciattoli alieni. Le canzoni cambiano faccia vorticosamente, arrampicandosi su appigli più o meno stabili, si tuffano in buchi neri per riapparire in un altro angolo dell’universo, lontano anni luce, e ripartire sconnesse, dinoccolate, irresistibili. “Iconspiracy” balla fra riff spastici e ritmiche sporche e sudate, assoli scivolosi e grandiosi svolazzi di archi, sui quali Snake canta con un trasporto da brividi. Quando a un crescendo sinfonico si sostituisce un rannuvolamento d’atmosfera e infine sboccia imprevisto un intrepido assolo, mentre basso e batteria avanzano in controtempo, assistiamo a uno dei momenti di completa onnipotenza dei Voivod, maestri nel coordinare le doti dei singoli in un unico, formidabile affresco di metal sperimentale.
La qualità non cala, durante “Spherical Perspective” si accentua l’impressione che in “The Wake” la storia narrata – un intricato concept fantascientifico non privo di una sua profonda analisi sociale – debba stare bene al centro del discorso e le ritmiche scorrano nervose per dare conto dei mutevoli e contraddittori scenari raccontati dai testi. L’aggrovigliarsi di basso e batteria è qualcosa di unico, un contorsionismo di immane forza espressiva, che porta anche il guitar work a produrre suoni in qualche modo familiari, ma ancora più effettati, stranianti, irrintracciabili o quasi altrove. Sulle montagne russe di “The Wake” non ci si rilassa mai: “Event Horizon” vede Snake inscenare linee vocali oltremodo bizzarre, la psichedelia esonda fra stacchi durissimi e quadrati, in altri frangenti fugaci sintetizzatori e melodie strampalate si stringono in un abbraccio stretto. Non è da meno “Always Moving”, qui le sinfonie si incastrano come preziose tessere di mosaico nel cangiante puzzle del Voivod-sound, esaltandone le fasi più strane come quelle apparentemente rasserenanti. La suite conclusiva “Sonic Mycelium” riassume mirabilmente quanto già sentito, proprio in senso effettivo: riff e parti delle tracce precedenti sono mescolate assieme per creare uno schizzato mastodonte che vive di vita propria e ha coerenza interna nonostante la sua genesi tipo ‘bigino’. Ogni elemento ascoltato viene esasperato, la forza dei contrasti erompe con potenza ancora maggiore, il gruppo sovralimenta il proprio comportamento istrionico sovvertendo ordine e significato dei pezzi di partenza per accompagnarci in una funambolica epopea, nelle braccia dell’ignoto. Non si contano i momenti in cui si rimane di stucco per la genialità dei passaggi, e ci si chiede come possano essersi inventati roba simile: visionari precursori a fine anni ’80, i Voivod sono rimasti in perenne vantaggio sulla concorrenza. Oggi come ieri, imprescindibili.

TRACKLIST

  1. Obsolete Beings
  2. The End of Dormancy
  3. Orb Confusion
  4. Iconspiracy
  5. Spherical Perspective
  6. Event Horizon
  7. Always Moving
  8. Sonic Mycelium
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